«Il botto, poi la nube» Le voci del quartiere ricoperto dalle polveri

Più di ventiquattr'ore dopo il botto la parete del silo esploso nella prima mattinata di lunedì è ancora lì, squarciata nella parte alta. Una gru piazzata davanti all'ingresso principale del cantiere della M4, dove sorgerà la fermata Forlanini Fs della linea blu, nasconde alla vista, in parte, l'apertura nella lamiera. Al di là del cancello non si passa: entrano solo i camion dei lavori, che proseguono regolarmente. Ora bisogna smontare quella parte del silo, per capire bene cosa è successo: le ragioni dello scoppio non sono chiare, qualcuno dice siano saltati dei bulloni, come mai, però, non si sa. «A tirarla giù ci vogliono dieci minuti, ma poi non è che si sistema tutto in un giorno - dice uno degli operai. C'è un iter da rispettare, per il quale aspettiamo direttive, non siamo autorizzati a parlare».
Ieri nell'area compresa tra via Pannonia, via San Martino e via Mezzofanti era un via vai di operai, tecnici di Amat e dell'Arpa. Sono arrivati anche dei funzionari della Cisl: la questione del guasto del silo si lega alle polemiche dei giorni scorsi sulle polveri che hanno «imbiancato» le vie limitrofe, depositandosi in gran quantità sulle auto parcheggiate e suscitando l'allarme dei residenti. La sostanza fuoriuscita dal serbatoio esploso è la stessa che ha sporcato strade e vetture? Per i risultati delle analisi sui campioni, prelevati sabato scorso e di nuovo ieri mattina dall'Arpa, si deve aspettare qualche giorno. Secondo i funzionari della Cisl è tutto normale: «c'è molta terra all'altezza dei binari (sul retro del cantiere, dove comincia la stazione ferroviaria che sarà allacciata al metrò, ndr), e la polvere è comprensibile perché ci sono altri lavori qui nella zona». Non la pensa così Validio Bertesaghi, che abita nella zona e fa parte del «Comitato per la salvaguardia del Pratone», cioè l'area verde che si apriva proprio dove adesso stanno scavando. Ai lavori i cittadini del comitato si sono opposti dall'inizio, e quella degli altri cantieri, per loro, è solo una scusa: «esistono sistemi per abbattere le polveri, è evidente che non li applicano. Prima hanno distrutto il parco, ora vogliono distruggere i nostri polmoni. E tutto questo disagio è inutile, dato che non riusciranno a terminare l'opera per l'inizio dell'Expo». La signora Enrichetta Romano, che abita proprio di fronte all'ingresso del cantiere, in via Mezzofanti, si mostra più comprensiva: «Mi stavo vestendo per uscire quando ho sentito l'esplosione. Mi sono affacciata alla finestra di casa, al secondo piano, e ho visto un nuvolone di fumo. Mi sono spaventata, ma alla fine penso possa succedere». Nel bar pochi metri più in là, il titolare non sa con precisione cosa è successo: «Ero convinto che quel rumore fosse un pneumatico di un camion che è scoppiato: ieri infatti sono venuti qui alcuni operai, poco dopo, e ci hanno detto che era proprio quella la causa del rumore». Ne era convinto, all'inizio, anche Massimo Bassani, che da cinquant'anni gestisce l'officina automobilistica e pompa di benzina di via Mezzofanti, vicino al lato sud del cantiere. «Forse hanno tirato fuori la storia della gomma del camion per non destare troppo allarme – ragiona». La polvere sulle auto? «Dà fastidio, ma se sono ferme nello stesso posto da un paio di giorni può essere normale».