Braccio di ferro con il Salone di Torino Milano frena sul suo «salotto» del libro

Domani la risposta degli editori. Ma il sindaco è cauto: «Niente conflitti»

Elena Gaiardoni

«Il salotto del libro di Milano». Ci piacerebbe questo nome per la manifestazione dedicata all'editoria presentata da Fiera Milano all'Associazione italiana editori, che domani dirà se il progetto della capitale dell'editoria in Italia sia stato approvato o no. «Salotto» ricorda un genio della lettura raffinato e profondo; un salto indietro per avanzare e superare l'asettico inodore di commercio che i libri hanno preso in luoghi abitati da una cultura ingiustamente politicizzata e non più egregia.

Andrà l'eventuale «Salotto» milanese in colluttazione con quel «Salone» torinese che da trent'anni domina la scena fieristica del book? Oppure, al contrario, ci può essere l'ipotesi che, essendo le manifestazioni entrambe a maggio, applichino un principio di dialogo, visto che la cultura dovrebbe essere l'ambito in cui si fa la pace e non la guerra? I due si guarderanno come un iceberg e il Titanic? Il sindaco Giuseppe Sala frena: «Non sarei per fare una sfida con Torino, vedrei piuttosto a Milano un'integrazione di Bookcity». Il sindaco di Torino, Chiara Appendino, che ieri ha «bacchettato» su Twitter persino Gene Gnocchi con una risposta sul calciatore Higuain, avanza tutta sul Salone, firmando con G1 Events, società francese che gestisce il Lingotto, un piano di sviluppo triennale per lo storico evento che prospera sotto la Mole Antonelliana con quasi 130mila biglietti.

Ma la Madonnina rivendica una suo stile da imprimere nel mercato del libro, il polmone di Moby Dick che sta riprendendo respiro in fatto di vendite, anche se in media un cittadino italiano non legge più di tre libri all'anno. Per questo ci sono ancora molti misteri intorno al «Salotto» di Rho-Pero, che potrebbe essere itinerante, con prima tappa a Bari, visto che è la Puglia la regione in cui si legge meno. Emerge anche un terzo contendente: Bologna che, forte della fiera del libro per ragazzi, vuole dire la sua con i libri dedicati agli adulti, differenza che in una vera cultura dovrebbe essere tolta, visto che nessuno sa ancora decidere se «Il piccolo principe» sia per minorenni maggiorati in intelligenza, o per maggiorenni che non hanno problemi con il proprio fanciullino.

Uno, due o tre? Non è comunque sano porsi questa domanda, visto che troppi numeri sono entrati nel mondo del libro, numeri «mercantili», che ci hanno portati a leggere nelle cifre delle vendite il quoziente letterario di un'opera, ignorando che alla fine dell'800 quando Carolina Invernizio vendeva diecimila copie, un tal Giacomo Leopardi ne vendeva mille.