Brecht chiude la stagione del Menotti «Omaggio ai viaggiatori di tutti i tempi»

Da non perdere «Un salto in cielo-Brechtsuite», musiche della Artchipel

Antonio Bozzo

L'infinito Brecht non smette di ispirare messinscene. Archiviate le iniziative per i 60 anni dalla morte - epicentro milanese, il Piccolo - e in attesa di quelle che ci aspetteranno nel 2018, per i 120 anni dalla nascita, il corpo culturale del grande drammaturgo, scrittore, poeta e intellettuale comunista tedesco, continua a essere indagato senza requie.

Al Teatro Menotti, l'ultimo spettacolo di stagione è «Un salto in cielo-Brechtsuite», diretto per il progetto Next da Emilio Russo, arrangiamento musicale Ferdinando Faraò, con la Artchipel Orchestra. In scena fino al 18 giugno, con sei interpreti di rango (Andrea Mirò, Francesca Gemma, Lucia Vasini, Paolo Bessegato, Marco Balbi, Romina Mondello), lo spettacolo ripercorre con parole e musica le opere di Bertolt Brecht, mantenendone la malinconia e lo spirito di denuncia. Ambientato nel retro del Mahagonny Night, nella New York anni '40, approdo di profughi che fuggivano dalle persecuzioni antisemite e dalle fiamme di un'Europa in guerra, mette a confronto due donne in cerca di speranza: Jenny e Yvette. Campano nel locale: sono ballerine, cameriere, cantanti, puttane. Il sogno americano è lì, a portata di mano. La memoria dell'orrore è dentro di loro, anche se sembra lontano. Siccome Brecht non viene mai evocato a caso, in forza della sua impietosa indagine intorno alla società e a quel che muove le azioni umane, nelle note di regia Russo fa sapere che «Un salto in cielo» è dedicato «ai profughi e ai viaggiatori di tutte le epoche, raccontando di un luogo-non luogo, senza passato e senza futuro, come sono gli approdi di chi viaggia in fuga, o forse le tappe di esistenze inquiete. Nessuno riuscirà a trattenere risate e lacrime, prima del grande buio, anche se in fondo e dentro noi stessi la piccola luce della speranza non è mai stata del tutto spenta». Brecht è vivo e lotta insieme a noi, verrebbe da dire, di fronte a uno spettacolo che si annuncia di grande interesse.

Gli appassionati di danza, ma non solo, hanno tempo ancora stasera per apprezzare l'Aterballetto, che per la sesta stagione trova ospitalità nel teatro fondato da Strehler. In programma, appunto allo Strehler, tre nuovi lavori: «Words and Space» di Jií Pokorný, trentacinquenne coreografo di Praga, del prestigioso Netherland Dans Theater; «Narcissus», in prima assoluta a Milano, di Giuseppe Spota, danzatore di Aterballetto che si è affermato in Germania; «Phoenix», di Philippe Kratz, danzatore e coreografo già applaudito al Piccolo Teatro. Il programma è stato messo a punto dalla direttrice artistica Cristina Bozzolini, di concerto con il direttore generale della compagnia emiliana Aterballetto, Giovanni Ottolini.