Brilla di luce propria Oldfield targato Faraò

O ra Mike Oldfield può dormire sonni tranquilli. Lui e Tubular Bells, l'opera che ha pubblicato nel '73 (nella foto la copertina), sono stati onorati. Al teatro Leonardo la visione soft-prog del compositore britannico trattata da Ferdinando Faraò e dalla «sua» Artchipel Orchestra, ha brillato di luce propria. Quelle «Varations» tra note scritte e improvvisazioni solistiche, di sezione e gruppo -, per volontà del direttore hanno contribuito a creare un oggetto non solo multiforme e piacevole. Ma anche pulsante e da esplorare nuovamente.

Bagliori accordali collettivi; temi lavorati con energia dai singoli nel bel mezzo di una savana strumentale; momenti alea risolti nello stile conductor Henry Threadgill; e ancora, sferzanti fasce sonore riportate al naturale scorrere dei temi. Lavoro complesso e affascinante, non scevro però da qualche rischio di saturazione ed eccessive azioni all'insegna della muscolarità.

Plauso al direttore Faraò, copricapo alla Zawinul, che tratta l'ensemble come un organismo vivo da interrogare qua e là quando serve, secondo estro. Ovazioni per tutti, per dirne alcuni: Clemente (sax soprano), Nicita (flauto), Manera (violinista), Giuntoli (tastiere) Latronico (chitarra) e il vibrafonista Gusella, ora ufficialmente in formazione. Bella l'idea di far entrare e uscire i musicisti alla spicciolata.

Infine una nota stonata: il teatro pieno in parte, complici la data e la partita serale; peccato per uno spettacolo che ha le qualità dell'evento di ampio respiro. Si spera di risentirlo a cielo aperto. Perché no, magari al Castello.