Via Brioschi: l'accusa è di «strage e devastazione»

Tre vittime nell'esplosione, la Procura vicina alla richiesta di rinvio a giudizio per Pellicanò

L'accusa di devastazione oltre a quella, già pesantissima, di strage. La contesta il pm Elio Ramondini a Giuseppe Pellicanò, considerato responsabile dell'esplosione del 12 giugno scorso nella palazzina di via Brioschi. La Procura ha chiuso l'inchiesta e inviato l'avviso di conclusione delle indagini al pubblicitario difeso dagli avvocati Giorgio Perroni e Francesco Giovannini. La prossima tappa sarà la richiesta di rinvio a giudizio.

Nell'esplosione rimasero uccisi l'ex compagna di Pellicanò, Micaela Masella, e una coppia di ragazzi marchigiani vicini di casa, Chiara Magnamassa e Riccardo Maglianesi. Le figlie dell'indagato, di 7 e 11 anni, rimasero gravemente ustionate. Il pm contesta inoltre a Pellicanò l'aggravante di «avere agito per motivi abietti o futili, quale la non accettazione della separazione voluta da Micaela Masella» per entrambe le ipotesi di reato. E, solo per la devastazione, di «avere commesso il fatto in presenza o in danno» di minorenni. L'avviso di chiusura indagini riporta appunto la novità dell'ipotesi di devastazione, inizialmente non prevista. Il 52enne è indagato per strage, si legge nell'avviso, «perché al fine di uccidere Micaela Masella» e le figlie ha commesso «atti tali da porre in pericolo la pubblica incolumità quale lo scollegamento del rubinetto dell'impianto del gas del proprio appartamento». L'ipotesi di devastazione invece è formulata perché ha prodotto «rovina, distruzione e danneggiamento complessivo, indiscriminato, vasto e profondo di notevoli quantità di immobili» e beni mobili appartenenti ai condomini della palazzina di via Brioschi, rimasta inagibile per mesi. Non è escluso che Pellicanò decida di farsi processare con il rito abbreviato, che in caso di condanna prevede la riduzione di un terzo della pena.

Interrogato alcuni giorni fa da Ramondini, Pellicanò si era avvalso della facoltà di non rispondere. La perizia psichiatrica ordinata dal gip aveva stabilito che al momento dello scoppio l'uomo era affetto da semi infermità mentale. Pellicanò aveva ammesso che allora stava assumendo farmaci e che era in una condizione di forte stress per la decisione della ex compagna di lasciarlo e di andare a vivere con il nuovo fidanzato. I periti hanno però dichiarato che l'indagato è capace di stare in giudizio e hanno sottolineato la sua pericolosità sociale.

CBas