Ma brucia la rabbia dei commercianti

Prima maggio a San Vittore. «Turandot» in diretta. Chi entrava, era contento: «Meno male che sono in carcere, fuori c'è l'inferno». Due maggio. Il lastricato dell'inferno è già mondo. «Quelli che l'hanno sporcato stanno girando per la città - dice Carmela Grandi in via Carducci -. Ho sentito le loro grida. Tanti stranieri. Di Expo non gliene importava nulla, volevano colpire Milano».

L'odore di un fuoco sporco, il fumo luttuoso, gli stracci neri sparsi a terra in mezzo a sinistri, quanto mini falò, sono cancellati. Qualcuno si chiede: «Perché il corteo proprio qui?». Nel silenzio di ieri, sabato, calma primaverile di famiglie in bicicletta, una molotov «Black Top Conversall 3» rotola cigolando da sotto una macchina bruciata di fronte alla farmacia Legnani in Alberto da Giussano. Una bambina passa su due ruote. Vede la molotow e va giù duro, come solo l'infanzia sa: «Sono dei grandi bastardi». In via Pagano i milanesi stanno cercando Guerrino Cristofoletti per ringraziarlo. L'altro giorno l'eroico custode ha affrontato un gruppo di Black Bloc per impedire che le vetrine de «L'Occhialeria» venissero rase al suolo, come è successo ai vetri della portineria in via Boccaccio 15 A. «Per me non è una questione di soldi, sono figlio di un imbianchino e di una casalinga. Sono deluso, moralmente deluso, perché siamo indifesi» dice Giorgio Dovico, uno dei proprietari de «L'Occhialeria», i cui vetri sono ragnatele e buchi. «Delle scritte mi davano del ladro, ma non ho mai rubato e sono fiero di dire al ministro Alfano e ai signori che ci governano: per fortuna che ci sono state le vetrine di banche e commercianti dove sconosciuti hanno sfogato la loro rabbia. Sono fiero, perché se non ci fossero stati i miei vetri a prendersi i colpi, ci scappava il morto».

Fuck Israel. Sbirri e fasci a testa in giù. 1977 - 2015: l'Autonomia adesso è mondiale. Parole trite sui muri di via Boccaccio. «Gli inquilini ci hanno chiamati disperati. Hanno dovuto aprire la porta a una famiglia di stranieri, venuti qui per Expo: terrorizzati da quanto stava accadendo chiedevano rifugio» raccontano i due custodi indiani al numero civico 47. «Di quale '77 stiamo parlando?». Si offende Lorena Ferrarini davanti alla sede della Cariparma Credit Agricole in via Carducci, dove non fanno entrare perché gli uffici sono carbonizzati. «C'ero nel '77: non si possono fare paragoni politici del genere. Questi gridavano No Coca Cola, No McDonald, contro gli ebrei, cosa c'entrano gli anni '70? I giovani dimostranti fanno un brodo culturale che fa schifo. Chi dà loro la possibilità di fare questo brodo e di farcelo ingoiare? Ecco la domanda». Marco Di Luca, 38 anni. Il nonno ha fondato il negozio di parrucchiere 47 anni fa in via Boccaccio 15. «Il pesce puzza dalla testa. Sono stato in Questura a fare la denuncia. Intanto ringrazio di cuore il sindaco Pisapia, perché gli alti responsabili dell'ordine pubblico hanno concesso a un corteo la possibilità di muoversi, di distruggere, di deturpare la zona Cadorna in assoluta libertà» commenta Di Luca, augurando a Expo tutto il successo che si merita. «All'Università mi hanno insegnato che all'ordine pubblico pertiene un'azione di contenimento e di repressione. Il primo maggio non c'è stato né l'uno né l'altra».

Commenti
Ritratto di centocinque

centocinque

Lun, 04/05/2015 - 08:53

Pisapia vuole fare dimenticare di essere stato amico e sodale di marco donat cattin e compagni di merende