Bruzzano, fuoco spento «Tre giorni per capire se ci sono fumi tossici»

I vigili del fuoco cauti: incendio domato Ma resta da scongiurare il rischio diossina

Paola Fucilieri

Ora che le fiamme sono state domate (anche se restano le macerie fumanti per le quali serviranno giorni di particolarissimo lavoro, definito «smassamento»), che le strade si stanno ripopolando, la gente esce di casa smettendo di coprirsi la bocca con i fazzoletti - mentre l'odore acre di fumo della nuvola di fumo denso e bianco soffoca ancora l'aria sopra un complesso di sette stabili come segno tangibile di una tragedia scampata - quel che più preoccupa resta la qualità dell'aria. L'Arpa ha precisato che è stata accertata l'assenza di ammoniaca, idrocarburi, solventi, anidride carbonica e acido solforico dalla nube nata dall'imponente incendio scoppiato martedì intorno alle 20 in via Senigallia, nella zona di Bruzzano, alla Eco.Nova srl, un'azienda che si occupa di stoccaggio e smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Un rogo che ha provocato danni molto gravi proprio alla stessa struttura di magazzinaggio degli scarti: una parte del tetto è crollata e anche un'altra zona della struttura è pericolante.

Tuttavia i tecnici dei vigili del fuoco che appartengono al nucleo Nbrc (acronimo di nucleare - biologico - chimico - radiologico) procedono cauti. E se da una parte hanno ascoltato attentamente Giuseppe Carluccio, titolare della «Carluccio srl», che sostiene non dovrebbero esserci rifiuti pericolosi tra quelli bruciati bensì solo scaglie di plastica per circa una ventina di quintali, sono stati anche categorici nel dichiarare che ci vorranno ancora almeno tre giorni per scongiurare definitivamente una concentrazione di sostanze pericolose e soprattutto di diossine nell'aria e certificarne quindi l'assoluta salubrità.

A dar fastidio resta il fumo che ha interessato un'area di circa 2.300 metri quadrati. Il disagio dei milanesi è stato evidenziato sui social network con frasi allarmanti che segnalavano l'odore di plastica bruciata non solo nella periferia a nord di Milano - Affori, Comasina, Niguarda e fino in centro, nelle zone Loreto, Sarpi, stazione Centrale - ma anche nelle zone più varie e lontane tra loro della città: dal Duomo, a Città Studi, fino a Porta Romana.

La nube in realtà ha imprigionato in tutto, oltre al complesso di sette stabili, i giardinetti e l'asilo nido di via Senigallia che, infatti, è stato chiuso. Secondo il Comune, infatti, «la struttura è stata compromessa dall'incendio e non risulta idonea a ospitare i bambini», smistati infatti nel nido di via Merloni 2.

La vicinanza dell'azienda di smaltimento rifiuti all'asilo nido ha creato polemiche da parte di Palazzo Marino verso la Regione. Non sarebbe infatti la prima volta - come ci ha tenuto a precisare ieri su Facebook l'assessore comunale all'Ambiente Marco Granelli - che un incendio si verifica nell'impianto di via Senigallia, autorizzato dalla Regione nonostante il parere contrario del Comune, motivato dalla vicinanza delle abitazioni e delle scuole».