Buttiglione: «Non sarò io a fare chiudere la Scala»

«Se non arriveranno i fondi non so se sarò alla prima del 7 dicembre, sono pronto alle dimissioni»

Sabrina Cottone

«Il finanziamento pubblico alla Scala non può diminuire ma c’è bisogno di una forte ristrutturazione per rilanciare il teatro». E soprattutto: «Non sarò io a chiudere la Scala, che è nel cuore dei milanesi e di tutti. Se non ci saranno i fondi, sono pronto alle dimissioni». Rocco Buttiglione ripete al telefono al sovrintendente del Piermarini, Stéphane Lissner, queste frasi che poi sono la sua filosofia da ministro ai Beni culturali: e cioè sì al contributo pubblico per gli enti lirici («che non sarà inferiore a quello dello scorso anno») ma no agli sprechi. Tanto che Buttiglione si dice pronto a giocarsi la prima del 7 dicembre nella battaglia con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti: «Se sarò alla Scala da ministro per la "prima" dipende da come si risolverà la questione dei fondi».
In sintesi: «Serve più cultura imprenditoriale, però lo Stato non può negare le proprie responsabilità». E il modello angloamericano, interamente basato sulle donazioni, non può valere in Italia: «Negli Stati Uniti la pressione fiscale è al 30 per cento e i cittadini sanno di doversi finanziare da sé buona parte della sanità e della cultura. Da noi è molto diverso e per cambiare un habitus del genere servono decenni».
«Tagliare il numero degli enti lirici non è la via - spiega ancora il ministro -. Su che basi dovremmo tagliare? E quale teatro? Il San Carlo o la Scala? O il Maggio fiorentino?». E però «il sistema ha bisogno di essere razionalizzato e ristrutturato». Come? «L’obiettivo è elevare i ricavi e ridurre i costi. Decidere come è compito del sovrintendente e per me è già abbastanza difficile fare il ministro, non voglio fare il sovrintendente del sovrintendente come qualcuno che mi ha preceduto».
Buttiglione non esclude un ingresso della Provincia nel consiglio d’amministrazione della Scala, ma non è convinto che 5 milioni di euro siano sufficienti. «Vedremo, sembrano un po’ pochi... » risponde con un’espressione un po’ perplessa, considerato che i contributi degli altri membri del consiglio d’amministrazione sono decisamente più elevati. Ma il «nì» del ministro basta a scatenare le inviperite reazioni di Filippo Penati: «Il ministro farebbe prima a dire che non vuole la provincia di Milano nel Cda della Fondazione Scala anziché girarci intorno». Il presidente della Provincia riconosce l’impegno di Buttiglione: «Va sostenuto con lealtà e convinzione e ho apprezzato molto le sue parole di oggi». A parte, naturalmente, quelle che riguardano gli scarsi contributi della Provincia alle sorti della Scala. E Penati attacca Mediaset: «La società ha versato solo cinque milioni di euro negli ultimi nove anni». In realtà Mediaset non ha un posto nel consiglio d’amministrazione della Scala: gli unici soci privati a essere nel cda sono la Fondazione Cariplo (che negli anni scorsi ha scelto come suo rappresentante Fedele Confalonieri), Eni e Telecom.