C'è lo stanziamento per il «grande Buzzi» Ma dopo 15 anni è ancora tutto fermo

Se ne parla per 15 anni consecutivi. Poi il progetto finisce in una bolla di sapone. Tanto che oggi in Regione, a sentir pronunciare la definizione «città dei bambini» c'è chi scuote la testa e dice: «Mai sentito nulla del genere». Eppure il progetto era ambizioso: unificare sotto un'unica direzione l'ospedale Buzzi e il Policlinico (con Mangiagalli e De Marchi). Nell'accordo quadro sull'edilizia sanitaria dello scorso gennaio, il Governo ha anche previsto 40 milioni di euro da assegnare al «grande Buzzi». I fondi potrebbero essere utilizzati per ristrutturare una palazzina dell'ospedale di via Castelvetro e creare nuove sale operatorie con impianti e incubatrici di nuova generazione. Ma prima di cominciare i lavori è necessario capire se la città dei bambini è davvero naufragata. Per questo Stefano Carugo, il referente sanitario del Pdl, chiede di convocare in tempi brevi una commissione in Regione per capire se il maxi ospedale dei bebé resterà «una città che non c'è» o meno. Anche perché è necessario annunciare la destinazione di quei 40 milioni entro ottobre.
Un progetto preliminare c'è. Non si tratta certo della cittadella immaginata anni fa ma è pur sempre un modo per migliorare l'assistenza alle mamme nel momento del parto e ai neonati. Il Buzzi, che conta 3.500 parti all'anno, ha nel cassetto un piano per ristrutturare sei piani di palazzina, di cui quattro sanitari e due tecnici, con una superficie di oltre 8mila metri quadri. Nella nuova ala si potrebbero concentrare tutte le attività di diagnostica e cura a più elevata complessità tecnologica e di assistenza.
Città dei bambini o meno, la gestione dei parti e del post-nascita sarà una delle priorità della riorganizzazione sanitaria dell'assessore alla Sanità Mario Mantovani.