Calcio, c'è una città che ride Il Brera vince il campionato

Neroverdi promossi con tre giornate di anticipo Il presidente Aleotti: «Siamo noi i veri milanesi»

Il calcio milanese è un disastro e rischia per la prima volta nella storia di restare fuori dalle coppe europee. L'Inter di Mancini si barcamena all'inseguimento del sesto posto utile per l'Europa league, il Milan di Inzaghi tira a campare in vista della rivoluzione societaria voluta da Silvio Berlusconi. E, nelle vicinanze, non si respira aria migliore: il Monza in Lega Pro è sull'orlo del fallimento, la Pro Sesto in serie D vegeta senza un futuro migliore.

A risollevare il morale ci ha pensato allora il neroverde Brera Football Club, creato nel 2000 dal giornalista Alessandro Aleotti che, rilevati i diritti dall'Atletico Milan, partecipò in quella stagione al campionato di serie D con in panchina Walter Zenga. Retrocessione immediata in Eccellenza e, da allora, sempre su e giù tra i dilettanti (però nel 2011 partecipò al torneo di Viareggio). Ma il Brera è pur sempre la terza squadra calcistica di Milano, con una inimmaginabile serie di iniziative sportive e sociali messe in campo da Aleotti e con le partite giocate nella napoleonica Arena, proprio per rimarcare il legame con la città e col quartiere di Milano da cui la società prende il nome. «Si, siamo la terza squadra di Milano, siamo stati promossi in Prima Categoria con tre giornate d'anticipo e ci sentiamo orgogliosi», afferma il presidente Aleotti. «Anzi, direi di più, con l'Inter in mano a un indonesiano e il Milan conteso da cinesi e tailandesi, gli unici milanesi autentici siamo noi e questo sarebbe già un buon motivo perchè i milanesi vengano a sostenerci all'Arena, nel pieno centro cittadino, così alla passeggiata nei parchi possono aggiungere anche un'ora e mezzo di calcio divertente soprattutto per i bambini». Già, perchè l'Arena, storica fin che si vuole, ha pur sempre un costo che in questa stagione il Comune ha raddoppiato: per una partita si è passati da 200 a 400 euro. E le spese anche per una squadra di puri dilettanti come il Brera (nessuno prende stipendi o rimborsi spese) non sono da poco: il budget annuale varia infatti dai 40 ai 50.000 euro.

«Il nostro vanto è questo - contina Aleotti -, mantenere un autentico spirito dilettantistico, con i giocatori che pensano solo a divertirsi e a far divertire le circa 300 persone innamorate del Brera che ci seguono nelle partite casalinghe dove l'ingresso è rigorosamente gratuito».

Giocatori illustri Carneadi, attratti dal fascino del Brera e dalla possibilità di esibirsi all'Arena, atleti pescati un po' dovunque tra gli immigrati, lavoratori e studenti che s'accontentano di una pizzata in compagnia al termine delle gare. «Ne abbiamo trovato qualcuno che giocava nei parchi cittadini e l'abbiamo tesserato», precisa il sorridente Aleotti, «mentre tanti altri si avvicinano al Brera proprio perchè ne hanno sentito parlare. Non abbiamo stelle tra i nostri 12 stranieri, sudamericani, africani e francesi. L'unico gioiellino e anche un po' datato (è del 1977) è la punta Sergio D'Autilia, che esordì in A con l'Inter, mentre i piedi magici sono del 35enne centrocampista peruviano Josè Luque. Peccato solo che a livello fisico sia un po' rotondetto. E in panchina c'è un'altra vecchia gloria, l'ex interista Andrea Mazza. Comunque l'età media e sui 24/25 anni. E il nostro sogno è quello di diventare una “piccola grande” squadra».