Cambia il centro: addio banche, ecco i ritrovi

La trasformazione delle vetrine: pizzerie e birrerie ravvivano le strade finora deserte della zona 1

Andrà a finire che qualcuno guarderà con nostalgia all'epoca in cui il centro di Milano alle otto di sera si spegneva: e si poteva vagare nel quadro metafisico delle saracinesche abbassate e delle finestre spente, nel silenzio montante dei palazzi addormentati. Per ora, vista con gli occhi dell'expottimista metropolitano, la mutazione che sta trasformando il fazzoletto di terra compreso nella vecchia Cerchia dei Navigli è di quelle che fanno dire: era ora. Chiudono le banche, aprono i locali. E quella landa desolata si candida ad essere il nuovo polo di attrazione della vita serale e notturna. É un uovo di Colombo: tanti parcheggi, metropolitana ovunque, e pochi residenti a lamentarsi dei decibel.

Lo hanno capito alcuni cervelloni della ristorazione, come Massimo Innocenti di Spontini, che ha scelto per aprire la nuova filiale della sua pizzeria l'angolo tra via Mazzini e via Dogana: una location dove fino a poco fa si poteva pensare al massimo a una panineria per impiegati disperati. E lo hanno capito altre decine di imprenditori, gente rodata o debuttanti alla prima esperienza, che invece di andare ad ammassarsi sui Navigli hanno scelto di aprire in centro: sull'onda dell'entusiasmo per l'esposizione universale, ma anche della convinzione che la rinascita della zona 1 sia un fenomeno di più lunga durata.

Dietro ci sono anche fattori concreti, e per alcuni versi macroeconomici: la crisi è del sistema bancario, che ha portato i colossi del credito a chiudere filiali su filiali, liberando in centro una quantità imponente di locali a piano terra: e, inevitabile conseguenza dell'aumento di offerta, i prezzi degli affitti sono iniziati a scendere. Ma insieme alle leggi del mercato contano anche quelle più vaghe della psicologia urbana, le dinamiche imperscrutabili che regolano le mode, gli spostamenti collettivi. Negli anni passati alcuni eroici precursori avevano provato a dar vita al centro nelle ore serali, e ci avevano rimesso quattrini in quantità. Ora - senza che nessuno lo abbia pianificato - l'ondata si è fatta vistosa. E forse non è lontano il giorno in cui Milano sarà alla pari delle tante città europee in cui alle sette della sera il centro invece di addormentarsi cambia volto.

Certo, come tutte le trasformazioni anche questa chiederà a tutti uno sforzo di elasticità e pure di fantasia: è più facile mandare avanti una trappola per turisti che un locale in grado di fare tendenza, proponendo idee nuove e piatti non precotti. Ma i ragazzi di Sardò, street food sarda, che hanno avuto il coraggio di aprire in via Larga dove prima c'era il Monte dei Paschi, e gli altri che come loro hanno investito soldi e speranze per portare la vita sotto la Madonnina, sono gli ambasciatori di una nuova faccia di Milano. Aperitivo (o happy hour che dir si voglia), e poi il corprifuoco: questo è il passato. Il futuro è una birreria in piazza del Duomo, e musica fino a tarda notte.