Cancer center di Humanitas Show cooking di un paziente nella serata di raccolta fondi

Giannino della Frattina

«Quando nel 2013 mi diagnosticarono il linfoma di Hodgkin io rimasi in piedi, lei no. Per un attimo i medici mi lasciarono da sola per occuparsi di mia madre che era svenuta. Da quel momento ho iniziato a pensare che me la sarei dovuta cavare da sola». Così raccontava al Giornale qualche settimana fa Alessia, paziente e fotografa del Cancer Center dell'Humanitas di Rozzano. «Cercavamo il medico che mi avrebbe curata. Come un militare marciavo dritta verso la mia sentenza. Non mi sembrava una pena troppo difficile da sopportare: solo 6 mesi di cure, il linfoma è tra i più semplici e i più curabili». Poi però le storie vanno diversamente... E le cure cominciano a durare 2, 3 anni, il tumore non se ne va nonostante i medici l'avessero «attaccato in tutti i modi». Nel 2016 l'approdo all'Humanitas e la guarigione: la remissione del tumore e il trapianto di midollo dalla sorella. «Dovevo far circolare sangue buono nel mio corpo» spiegava Alessia alla giornalista Marta Bravi, ricorrendo poi alla metafora delle piastrine per spiegare Aya, progetto unico nel suo genere: un percorso clinico e psicosociale. Una delle tante storie nella quotidianità terribile e meravigliosa dell'Adolescents & young adults group, la struttura creata da Humanitas per affrontare le patologie onco-ematologiche maligne (fra cui linfomi, leucemie, sarcomi, tumori germinali, tumori cerebrali) tra i 16 e i 39 anni, la causa più comune di morte dopo omicidi, suicidi e incidenti: 15mila i casi solo in Italia e negli ultimi 20 anni in Humanitas almeno 300 nuovi casi all'anno di giovani pazienti. «Gli adolescenti e i giovani adulti - spiegava Armando Santoro, responsabile del Cancer Center - la prognosi risulta essere peggiore rispetto ai pazienti pediatrici e ai pazienti adulti. Mentre la sopravvivenza in oncoematologia per i bambini è cresciuta sensibilmente negli ultimi 20 anni, nel gruppo Aya si è assistito solo a un minimo miglioramento. Un gap clinico, biologico e psicosociale».

Una macchina che ha bisogno dell'aiuto di tutti. E per questo giovedì alle 20,30 grazie all'impegno della dottoressa Alexia Bertuzzi (oncologa e responsabile del progetto) e della chef Liliana Succi, serata di raccolta fondi al ristorante «Giuliano» in piazza Velasca 4 che mette interamente a disposizione di Aya l'intero incasso (100 euro quota minima di partecipazione), aggiungendo un altro appuntamento al curriculum di eventi di beneficenza con il marchio «GiulianoAmaMilano», offerto dall'ultima creatura della catena di ristoranti nati a Cesenatico.

Novità dell'appuntamento è che oltre ai benefattori, a tavola siederanno anche i ragazzi del progetto Aya: in programma uno showcoking della chef Liliana Succi ai fornelli con Leonardo Ghilardi, uno dei pazienti Aya che chef aspira a diventare.

Serata per Aya, prenotazioni al ristorante «Giuliano», 02/72095238, info su Aya nel sito www.humanitas.it, donazioni all'Iban IT32K0335901600100000143967.