Caos bilancio, aula occupata E arrivano anche i poliziotti

É un'escalation, dagli striscioni alla chiamate del 112. Alle 10.30 iniziano le proteste verbali. Alle 12.09 scoppia la bagarre in consiglio comunale, con l'opposizione al centro dell'aula che grida «vergogna» e srotola gli striscioni: «Dimissioni», «incapaci», «il Pd salva Roma e abbandona Milano». Il presidente dell'aula Basilio Rizzo e qualche consigliere Pd provano a togliere di mano i manifesti all'opposizione. In aula si sta discutendo l'assestamento di Bilancio 2013: la maggioranza ha deciso di accorpare 4.700 emendamenti in 29 gruppi e contingentare i tempi. «Si deve chiudere entro le 13 o salteranno fondi per poveri e disabili» la scusa che ripete da giorni il centrosinistra. La minoranza minaccia ricorsi, grida all'ennesimo «attentato alla democrazia». Mentre si scatena lo scontro - ironia - nelle caselle mail dei consiglieri arriva un messaggio del sindaco: «A tutti voi invio l'augurio di un Natale di vera gioia e di un anno di fiducia, di speranza. Colgo l'occasione per ringraziare ognuno per il vostro impegno quotidiano per il bene di Milano e dei milanesi». Firmato Giuliano Pisapia. Tra le 15.15 e le 15.33 si consuma il secondo atto della rissa a Palazzo Marino. Il centrodestra ha chiesto un parere dei revisori dei conti sull'accorpamento degli emendamenti ma si dichiarano incompetenti nel merito. Con un colpo di scena, l'opposizione ritira quasi tutti gli emendamenti per costringere all'esame di quelli rimasti sul tavolo. Ostruzionismo assicurato. Ma Rizzo procede alla votazione. Mentre il consigliere di Fdi Riccardo De Corato salta sulla sedia per protesta, i leghisti Morelli e Iezzi gridano «fascista» al presidente («sono l'unico qui dentro iscritto all'Anpi» ribatte), il consigliere di Fi Pietro Tatarella chiama al cellulare il 112. Chiede l'intervento delle forze dell'ordine per violazione dell'articolo 338 del Codice penale, ovvero violenza o minaccia a corpo politico, amministrativo o giudiziario». Mentre l'ora x usata come spada di Damocle per non perdere fondi è scaduta già da un pezzo, arrivano tre uomini della Digos. I consiglieri prendono appuntamento per andare in questura, depositare i filmati della seduta e sporgere formale denuncia. Chiesto anche un incontro con il prefetto. In aula si chiude il non-dibattito, l'assestamento poco prima delle 18 viene approvato con 26 voti della maggioranza. Rizzo, ex barricadero dell'aula quand'era sui banchi dell'opposizione, assicura di «non sentirsi affatto in imbarazzo» per una gestione dell'aula che il centrodestra definisce da tempo «sovietica». Sbloccati i conti, la giunta si riunisce per approvare delibere collegate: da 2,8 milioni alle Zone a 1,6 per gli straordinari dei vigili, 18,8 per il welfare. «Si potevano spostare almeno 22 milioni da spese non essenziali alla mini-Imu» attacca Matteo Forte (Ncd). Intanto l'aula passa a discutere subito la quotazione del 2,5% di A2a, oggi si prosegue.
Dopo l'attacco di Pisapia a Letta per i mancati rimborsi per gli aumenti Imu, i il ministro alla Sviluppo economico Flavio Zanonato replica che «il governo ha sempre detto che avrebbe coperto lo 0,4% dell'aliquota alcuni comuni hanno tirato la cinghia, altri l'hanno aumentata e evidentemente sono in imbarazzo». Milano città dell'Expo non ha diritto a più fondi? L'ex sindaco di Padova ribatte: «Avessi vinto io Expo mi sarei inventato di tutto».