Caos Pd, il centrodestra scelga il suo uomo

di Carlo Maria LomartireP oche idee ma molto confuse, a sinistra, sull'elezione del prossimo sindaco di Milano. Matteo Renzi, presidente del Consiglio e segretario del Pd, fino a prova contraria il maggior partito della coalizione che governa la città, è determinato nel candidare Giuseppe Sala, sull'onda del successo di Expo. Candidatura che proprio non piace alla sinistra, a cominciare dal sindaco arancione uscente Giuliano Pisapia, che, avendo annunciato con larghissimo anticipo la rinuncia al secondo mandato, ha contribuito non poco a creare questa situazione. Per Pisapia & C., infatti, Sala è «divisivo» perché troppo «centrista» e troppo apprezzato da Letizia Moratti, che lo ha voluto prima city manager e poi commissario di Expo. Tanto che ai loro già numerosi candidati di bandiera e senza speranze - alla Pierfrancesco Majorino, per intenderci - ora il sindaco uscente ne aggiunge uno suo, la sua vice Francesca Balzani, sponsorizzata da un'altra ala del governo, il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Insomma, un pasticcio di sinistra. Già, dicono nel Pd, ma noi abbiamo una regola, le primarie; con quelle risolviamo tutto. Fanno finta di non sapere e di non capire che Sala, comprensibilmente, non ha intenzione di sottoporsi a quell'ordalia pseudo-democratica che di fatto finora ha sempre e ovunque premiato i candidati estremi, giacché a votare vanno in maggioranza gli elettori più militanti e quindi generalmente più radicali. «Avete tanto insistito perché dessi la mia disponibilità sembra dire Sala perché ora dovrei sottopormi a questo esame d'ammissione?». Difficile dargli torto. Perciò non poteva che replicare in qualche modo alla mossa ostile del sindaco uscente, e lo ha fatto elegantemente, con un bel uno-due: prima enfatizzando il valore della «discontinuità» e poi aggiungendo che «d'altra parte se si cerca una candidatura che unisca perché Pisapia non si ricandida?». A questo punto, parafrasando Mao Tse Tung, potremmo dire che «grande è la confusione a sinistra, la situazione è ottima». Ottima per il centrodestra naturalmente, che i sondaggi danno in rimonta. Sembra proprio che la sinistra a Milano stia facendo di tutto per replicare le divisioni che l'hanno portata alla sconfitta in una tradizionale roccaforte rossa come la Liguria: sono bastati due contrapposti candidati di sinistra alla presidenza della Regione per far vincere il candidato di Forza Italia Giovanni Toti, nonostante le accuse di essere «calato da Roma» e neppure ligure e chi conosce i liguri sa quanto sia grave questa «tara». Un'opportunità, una situazione favorevole, dunque, che il centrodestra deve saper sfruttare subito e al meglio per riprendersi la sua Milano. Scegliendo al più presto il miglior candidato unitario, accettato cioè senza riserve da tutte le componenti della coalizione fin dal primo turno. Se non lo farà e continuerà a tergiversare in attesa di una illuminazione, facendo eccessivo conto sulle divisioni della sinistra, questa potrebbe avere il tempo e trovare il modo di ricomporle. In particolare nell'eventualità non remota che Sala, infine stanco di essere usato, decida di mollare, di rinunciare alla candidatura per dedicarsi ad altre e certamente più remunerative occupazioni. In particolare se è vera quella voce secondo la quale ultimamente, di fronte a questo pasticcio, a chi tra i più intimi insisteva perché ritirasse il gran rifiuto per tornare a candidarsi Pisapia abbia buttato lì un «Be', se tutto dovesse implodere» .