Caos sul Gratta e sosta Il Tar blocca i rincari e il Comune tira dritto

Colpo di scena. Il Tar della Lombardia sospende gli aumenti della sosta approvati «con la massima urgenza» dal Consiglio comunale lo scorso luglio ma partiti solo il 16 gennaio. La Lega aveva presentato già un primo ricorso a novembre e due giorni fa ha rincarato con una seconda istanza cautelare. Ha chiesto lo stop cautelare del provvedimento fino all'udienza, fissata il 25 febbraio. Accordato, in meno di 24 ore, dal giudice amministrativo. Ma Palazzo Marino tira dritto. Fa sapere che «per ora» le nuove regole sulla sosta «restano in vigore e nulla cambia per i cittadini. Il provvedimento «è interlocutorio e l'oggetto della contestazione riguarda il regolamento di organizzazione e funzionamento dell'aula, non il contenuto della delibera». «Ad ogni modo - aggiunge però - faremo tutte le valutazioni necessarie nei prossimi giorni e, se dovessero esserci novità, saranno comunicate tempestivamente alla città». Pisapia gioca a rischiatutto? Se il Tar dovesse accogliere tra un mese nel merito le ragioni dei lumbard, i milanesi che avranno pagato nel frattempo - ad esempio - 3 euro all'ora dopo le prime due la sosta in centro (invece dei vecchi due euro), 13 euro le 5 ore di sosta domenicale invece di due o, addirittura, 250 euro per il pass domiciliati che prima della rivoluzione era gratuito, non presenteranno una valanga di ricorsi? La Lega nel dubbio anticipa che sosterrà eventuali class action per i rimborsi.
La stangata sulla sosta è stata partorita la notte tra il 23 e il 24 luglio. Una maratona d'aula di 14 ore in aula finita all'alba con l'opposizione che lasciava i banchi minacciando ricorsi. Il giorno si presentò «sul luogo del delitto» con le tute bianche come i Ris. «É stata uccisa la democrazia», la polemica contro il presidente Basilio Rizzo che aveva deciso di contingentare i tempi (quasi) azzerando la possibilità per l'opposizione di intervenire. Motivo: la somma urgenza. La Lega aveva offerto una mediazione: riunione subito dopo la pausa estiva per votare il nuovo regolamento della sosta, esaminando con più calma alcune modifiche. Niet dalla sinistra e dall'assessore alla Mobilità, Pierfrancesco Maran. Ma il consigliere «azzeccagarbugli» del Carroccio Luca Lepore non si è arreso e ha presentato un doppio ricorso al Tar «contro il colpo di mano», sottoscritto dal capogruppo Alessandro Morelli e i lumbard Igor Iezzi e Massimiliano Bastoni. «Contestiamo - spiegano - una serie di vizi procedurali, l'assenza di un vero piano di comunicazione sulle novità ai cittadini che non hanno avuto quasi modo di capire quando e dove scattavano gli aumenti, ma soprattutto il contingentamento dei tempi». La somma urgenza «è smentita dal fatto che i rincari sono partiti solo il 16 gennaio. Tanto che dopo il primo ricorso entro 60 giorni dal voto abbiamo dovuto attendere l'efficacia della delibera, sei mesi dopo, per chiedere la sospensiva. Ma ora Pisapia si adegui al decreto e non ci provi neanche a violarlo: tolga subito gli aumenti e chieda scusa». Il Carroccio prepara anche un ricorso sull'assestamento di Bilancio, sempre nel mirino la gestione di Rizzo. «Deve dimettersi» sostengono. Ma il presidente tira dritto: «Ho sempre detto che se il Tar ci darà indicazioni utili per la gestione dell'aula sarà utile e le eseguiremo».