La capitale del lavoro va in vacanza

Vacanze? Quante volte, figliolo, da solo o in compagnia? Impazza la guerra delle cifre. Gli albergatori piangono in differita e sostengono, non a torto, che nell’Italia curata e tonificata dal Professore Prodi è diminuita quest’anno la percentuale dei cittadini che possono permettersi una vacanza. Bisognerà attendere più di un anno per conoscere la verità certificata dall’Istat. E Milano? Come reagisce la capitale morale al richiamo del Ferragosto? Bisogna esser cauti nel valutare i sintomi delle assenze per ferie, ma gli esperti assicurano che quest’anno aumenterà di un 5 per cento rispetto all’anno scorso il numero dei milanesi che in agosto abbandoneranno la città. E questo risultato positivo, aggiungono, arriva dopo anni di contrazione delle spese per le vacanze. Che accade? Succede che questa città, inserita in un contesto regionale fra i più ricchi in Europa, ha ripreso a girare dopo anni di freno e di gelo imposti dalla sfavorevole congiuntura internazionale. Sì, Milano tira, ha dispetto del governo e di sue certe desolanti e devastanti politiche economiche e fiscali, tira perché è nel cuore iperattivo dell’Europa che si rimette in marcia. E’ la media della crescita nazionale ad essere più bassa di quella dell’Ue,, ma Milano è in linea con i picchi più alti dello sviluppo continentale. E allora questo aumento statistico dei vacanzieri non è un omaggio al consumismo, è il riconoscimento e il premio di maggiori produttività e competitività. Diciamola tutta: Milano ha resistito alla stretta globale grazie alle sue doti intrinseche di propulsione, ma il suo avanzamento si deve anche bagli enti territoriali di governo ( segnatamente Comune e Regione) che hanno attenuato il contenuto il potere debilitante del governo centrale. Milano va avanti e speriamo che questo miglioramento non ecciti il potere punitivo di una sinistra radicale che condiziona il governo già protervo di suo.