La capitale del musical tra botti e qualche flop

Successo oltre le attese per «Dirty Dancing» e gli «Addams». Il caso «Spring Awakening»

Musical a Milano, annus mirabilis? Per la scelta, e per alcuni successi previsti e imprevisti, sì. Ma per altri dolorosi flop, certo no. La concorrenza è l'anima del commercio, si dice, ma il commercio – inteso come marketing – lo si deve fare con tutti i crismi: in caso contrario il titolo può essere valido ma sotto la luce dei riflettori, e all'attenzione di un pubblico dal portafoglio tagliato su misura di crisi, non ci finisce. O forse si deve considerare pure anche questo: il pubblico italiano - in questo caso milanese - di strada ne deve fare ancora per diventare un vero «pubblico da musical». Il maggior successo raccolto in città sembra, senza discussione, quello di Dirty Dancing , partito in autunno al Teatro Nazionale e in cartellone fino al 28 dicembre (in scena anche il 25), giunto ad oggi ai 95mila biglietti venduti.

A dispensare sorrisi di soddisfazione è Gabrio Gentilini, protagonista dello spettacolo, tratto dall'omonimo film anni '80: «Se ci aspettavamo un successo tale? Di queste proporzioni, mille spettatori a sera, no. Il segreto dello show è stata la fedeltà al film. La gente anticipa le battute, si trova a suo agio in platea, molti di loro sono neofiti in teatro. A dimostrazione del fatto che il passaparola ha funzionato, unito però a una politica di marketing: siamo andati in tv, abbiamo fatto flash mob. Insomma tutti sapevano che eravamo in città». Ecco un punto: molti dei fan di «Dirty Dancing» non sono aficionados del genere musical, bensì fan del film, contenti di cullarsi nella rassicurazione di un titolo che conoscono già. «Ma il pubblico va avvicinato al musical e indottrinato anche così», spiega Gentilini, che anticipa un ritorno dello show in estate: «A luglio per l'Expo “Dirty Dancing“ tornerà al Nazionale». Un altro successo stagionale in città è quello de La Famiglia Addams : da metà a ottobre a metà dicembre al Teatro della Luna, lo show con Elio e Geppi Cucciari tornerà sullo stesso palcoscenico dal 27 al 31 dicembre, con una vendita fino ad oggi di 70.000 biglietti. Tra i titoli felici il Jesus Christ Superstar di Massimo Romeo Piparo passato agli Arcimboldi nella seconda metà di ottobre, con i tre protagonisti originali di Gesù, Maddalena e Pilato del film del 1973, Ted Neeley, Yvonne Elliman e Barry Dennen. É ancora presto per tirare le somme del classico Sette spose per sette fratelli , al Nuovo fino al 3 gennaio per la regia dello stesso Piparo, e del prestigioso Beauty and the Beast , v ersione originale di Broadway in scena sempre agli Arcimboldi fino al 3 gennaio. Mentre le due note dolenti, che devono far riflettere addetti ai lavori e appassionati di musical, sono i flop milanesi di due titoli di qualità come il drammatico indie-rock Spring Awakening , egregiamente portato in scena al Tieffe Menotti con un cast di ottimi giovani affidati alla regia di Emanuele Gamba (con band dal vivo partorita dalla scuola di Franco Mussida, il Cpm) e il parodistico 50 sfumature di grigio , che giocava con il bestseller erotico di E.L. James a colpi di battute esplosive e numeri musicali interpretati da specialisti come Christian Ginepro, Loretta Grace e Giovanna D'Angi. Due titoli, non a caso dal sapore off-Broadway e dal tema scabroso, anche se trattato in modo del tutto differente. Che il sesso sia ancora un tema tabù in Italia? Il produttore di Spring Awakening Pietro Contorno, con veracità livornese dice la sua sul responso freddo di Milano a questo musical rock e colto ricoperto di premi in Usa: «Milano mi ha sconvolto per la sua indifferenza verso quest'opera. Il tema della sesso non c'entra nulla: a Firenze, Roma e persino nelle province abbiamo raccolto entusiasmo. La verità è che Milano mi è apparsa una città intorpidita, anzi impaurita dalla novità. La nostra media da due anni in giro per l'Italia è di 500 spettatori a serata, a Milano è stata di 50 spettatori. Inaudito. E dico che nonostante le cifre che fioriranno, fuori da Dirty Dancing pochi hanno sorriso: non ci si faccia illusioni sul supposto tocco benefico dell'Expo».

Un tradimento, quello a «Spring Awakening», arrivato anche dai giovani: «Ai casting per alcuni ruoli di contorno si sono presentati in pochi, quando poi in massa accorrono, trattati come in una catena di montaggio, ai casting di Grease e Peter Pan . Perché la cultura è ormai quella: la scorciatoia. É la cultura dei talent, di X Factor e Amici». Infine, conclude Contorno, «il dramma non è ancora sentito come materia da musical. Il musical per gli italiani resta evasione». Il pubblico di casa nostra cerca la rassicurazione, il già noto. Per un «risveglio di primavera» del musical, deve ancora passare tanta musica sui palcoscenici.

Commenti

CarloDei

Dom, 21/12/2014 - 17:25

Il musical l'italiano lo va a vedere se c'è il nome famoso e tratta di qualcosa dei conosciuto. Punto e basta. Si tratta di un genere troppo distante dalla nostra cultura punto e basta. I