Il capo della Catturandi: "Fra Milano e Lombardia i latitanti più ricercati"

Il capitano Prosperi: "La mafia investe soldi La criminalità cinese è ancora un mistero"

In un'Italia dove molti romani sostengono ancora che la cosa più bella di Milano sia il treno per tornare a Roma, il capitano dei carabinieri Marco Prosperi - romano di Trastevere (quindi doc) - sostiene di trovarsi professionalmente molto bene qui e di apprezzare profondamente l'efficienza e quella che definisce in maniera molto lusinghiera «la cultura del noi», il senso «della comunità» che si respira sotto la Madonnina.

«Il ritratto del milanese freddo e distaccato è uno stereotipo. Qui, ad esempio, il Comune e i Municipi, a prescindere dalla connotazione politica, sono sempre vicini ai carabinieri, sensibili alle nostre richieste in caso si debbano fare accertamenti. E ci offrono una collaborazione che mostra rispetto per il lavoro che svolgiamo e l'istituzione a cui apparteniamo» spiega dal suo ufficio del comando provinciale dei carabinieri di Milano, in via della Moscova, dove da nove mesi dirige la sezione «Catturandi» del nucleo investigativo guidato dal colonnello Michele Miulli.

Prosperi, 43 anni, dopo esperienze nel Ros (Raggruppamento operativo speciale) prima a Padova e poi a Reggio Calabria, con i suoi uomini qui a Milano ha messo a segno in questi mesi non pochi colpi. Nella rete della «Catturandi» è finito, ad esempio, Gianluca Maio, il malvivente 34enne noto come il mago delle truffe per la sua abilità nel creare matrici di assegni e carte di identità false, destinatario di una sentenza del Tribunale di Milano per 16 anni, un mese e 21 giorni di reclusione e arrestato a casa della madre, nel Casertano, dove si nascondeva in un divano. Quindi personaggi del calibro di Manuel Ros, lo sceicco delle truffe, preso a Dubai; Gianluca Landonio, 'ndranghetista che comprava quadri di Modigliani con soldi delle estorsioni e della droga e condannato a scontare quasi dodici anni»

«Verte proprio su Milano e sulla Lombardia la maggior parte dei provvedimenti di esecuzione che riguardano malviventi italiani - ci spiega il capitano Prosperi -. Non necessariamente si tratta di persone che appartengono alla criminalità organizzata. A Milano e nei territori limitrofi viene commesso ogni tipo di reato. Si passa dal furto alla ricettazione, alla rapina, alla bancarotta fraudolenta, a reati di carattere finanziario, ma anche violenze sessuali, risse, aggressioni, maltrattamenti in famiglia. Chi li compie spesso crede che, con il passare degli anni le cose si cancellino e mantiene quindi uno stile di vita qualunque. Così l'arrivo dell'ordine di esecuzione per il carcere arriva come una vera e propria stangata. Naturalmente la maggior parte di questi soggetti, magari con un cumulo di pene, consci di quanto li attende - cioè una pena esemplare o comunque cospicua - preferisce sparire e diventa latitante».

«Non ci sono più gruppi egemoni che dominano la realtà criminale - conclude Prosperi -. Si tratta piuttosto di frazioni di piccola entità che si fanno la guerra per ottenere il predominio territoriale. Le realtà di criminalità organizzata italiana ultimamente stanno investendo, utilizzano cioè, grazie alla liberalizzazione delle licenze, attività commerciali di un certo spessore, come la ristorazione, attraverso le quali il denaro è facilmente riciclabile se si vuole rimetterlo sul mercato e reinvestirlo. Quindi c'è la criminalità cinese. Paolo Sarpi è una città nella città, completamente impenetrabile. Per questa ragione pochissimi sono procedimenti e poi provvedimenti di cattura che riguardino cinesi».