Il capo ultrà violento diventato trafficante

Lucci, condannato per aggressione, e la conquista criminale della curva

Luca Fazzo

Massiccio, torvo, rasato a zero. Luca Lucci, il capo ultrà del Milan arrestato ieri dalla polizia nella retata per traffico di droga, in tribunale ha già dovuto venirci più d'una volta, in passato: e non ha mai cercato di spacciarsi per agnellino Anzi ogni volta si è presentato insieme ai suoi compagni di gang. I maschi tutti simili a lui. Le femmine solo un po' più cattive.

L'occasione era il processo contro di lui e suo fratello per avere rovinato la vita a un bravo ragazzo, colpevole solo di tifare Inter: durante un derby Lucci aveva fatto irruzione nel settore nerazzurro a capo dei «Guerrieri», il club di violenti che a partire dal 2006 ha fatto piazza pulita dei gruppi storici della curva milanista. Virgilio Motta venne colpito al volto con una violenza terrificante, sfondandogli un bulbo oculare. Lucci venne condannato a quattro anni e mezzo e a risarcire a Motta 140mila euro. Alla lettura della sentenza, le amiche di Lucci insultarono la vittima. «Verme schifoso, te li devi spendere tutti in medicine». Due anni dopo Motta si suicidò. Lucci se la cavò in affidamento ai servizi sociali.

Non fu solo un processo alla follia da stadio. Ad accusare Lucci venne in aula Celestina Gravina, pm dell'antimafia. E documentò la conquista della curva milanista da parte della criminalità. Perché fin da allora Lucci bazzicava a tempo pieno il modo della malavita. In curva, d'altronde, ci arriva come gregario di Giancarlo «Sandokan» Lombardi, il boss dei «Guerrieri» che il pm Luca Poniz accuserà di associazione a delinquere finalizzata all'estorsione. Il Milan, dicono le carte di quell'indagine, venne ricattato dai «Guerrieri»: posti e potere in curva in cambio del quieto vivere. Il potere dentro il Meazza serviva a fare soldi con trasferte e materiale ma soprattutto con lo spaccio di droga. «Sotto la copertura di una sedicente organizzazione di tifosi - scrisse il pm Poniz - il metodo scelto dal Lombardi rispondeva a una logica prettamente criminale, del resto coerente con il profilo di Lombardi». Sandokan Lombardi gira in Ferrari. Ma nel luglio 2008 è sulla Clio di Luca Lucci, quando la Finanza vede volare da un finestrino un pacchetto: è cocaina, e pure di buona qualità. Ma Sandokan non è l'unico amico ingombrante di Lucci. Il pentito Luigi Cicalese racconta che fu Lucci a prestare al killer Daniele Cataldo l'auto per andare ad ammazzare una avvocatessa, Maria Spinella.

È stata una conquista metodica e spietata, quella della curva Sud da parte dei tifosi-criminali. Ha segnato anche una mutazione ideologica a base di svastiche e croci celtiche. Ma ha soprattutto smontato le barriere del tifo classico, non contano più le bandiere ma gli interessi economici, possibilmente illegali: il piano dei «Guerrieri» è sbarcare in tutti i grandi stadi d'Italia grazie all'alleanza con altri gruppi criminali, come quello che a Torino dominava la curva della Juve. Per quanto riguarda Lucci, il piano dovrà aspettare un po'.