Bella ciao, lo sfratto del Pd dai Comuni della Lombardia

Così in due anni di sconfitte ha perso Monza, Lodi, Sesto e ora Sondrio e Cinisello: ecco come si è invertito il trend in Lombardia

Grandi ribaltoni. Qualcosa di profondo è successo nelle città lombarde. Nelle periferie e nei quartieri popolari. La tendenza elettorale è completamente cambiata in 2 anni. E la geografia politica lombarda si sta ridisegnando. È il giugno del 2016 quando il Pd mette a segno uno storico en plein: difendendo Milano e conquistando la leghista Varese, la sinistra ha in mano tutti i capoluoghi di provincia della Lombardia, e punta apertamente al Pirellone. «La formula magica del Pd in Lombardia tutti i 12 capoluoghi strappati ai leghisti», scrive La Repubblica. E pare davvero una magia, quella che ha permesso di colorare di rosso le città più importanti di una regione orientata verso il centrodestra. Il Pd ha preso almeno le città, intanto le città, e si prepara a portare un assedio alla Regione.

La tendenza era iniziata sei anni prima. Il quadro era molto diverso nel 2010. La Lombardia allora era «un mare verde-azzurro». E al Pd restavano appena Sondrio, Lecco e Lodi. Poi è arrivata la conquista di Milano (e poi Como, Monza, Brescia, Cremona, Bergamo, Pavia, Mantova). Un domino incredibile, culminato con la conquista di Varese e la conferma di Milano. Eppure nel trionfo del 2016 già si vedono i segnali di una controtendenza. Il centrodestra vola nelle periferie e strappa 5 municipi, la sinistra arretra pesantemente nei quartieri popolari. Beppe Sala vince grazie al centro. Milano sta tumultuosamente cambiando. Il Pd erede della sinistra ha perso il contatto con le sue zone di insediamento sociale. Il trend sta cambiando. E non solo a Milano. Con il giovanissimo Marco Segala il centrodestra strappa San Giuliano, da decenni in mano alla sinistra. Dodici mesi dopo, giugno 2017, un vero e proprio choc: a Sesto San Giovanni l'azzurro Roberto Di Stefano con una campagna abile ma non ideologica supera l'uscente Monica Chittò e porta a casa una vittoria impensabile solo pochi anni prima. Ma non è un caso. Accade anche a Senago, dove la ventottenne leghista Magda Beretta vince un Comune che - tranne una breve parentesi - è sempre stato di centrosinistra. Ancora: passa di mano Magenta. E passano di mano Abbiategrasso, Garbagnate, Legnano. Il Pd strappa Melegnano: poco. Nello stesso giorno tornano al centrodestra tre capoluoghi: Monza e Como, sempre in bilico, ma anche Lodi, feduo di Lorenzo Guerini, braccio destro del leader dem Matteo Renzi. Il centrodestra in Lombardia vince in 17 Comuni sopra i 15mila abitanti. Il conto dei capoluoghi adesso è 9-3 per il centrosinistra. Un altro anno e siamo al 2018, a due giorni fa. Cade il quarto capoluogo: un piccolo feudo Pd: Sondrio. E nel Milanese crolla il baluardo Cinisello. «C'è stata una morìa di giunte di centrosinistra, tutte a ridosso di Milano, - osserva Roberto Caputo, ex assessore socialista - tutti centri in cui Pci e Psi governavano tranquillamente. Anche i risultati di Milano, esaltata come roccaforte, fanno pensare. Nelle periferie e nei Comuni vicini si perde inesorabilmente. Si vince nelle zone benestanti, dove i problemi sono altri rispetto a sicurezza lavoro, case occupate, conflitti sociali». «Anche a Cinisello - osserva Caputo, oggi nel Pd - ci sono colpe del gruppo dirigente. Che ci siano responsabilità politiche è più che evidente e che stia nascendo il partito di Sala, Saviano e Majorino è chiaro, con un ragionamento spostato però su un vecchio terzomondismo, bypassando il partito, usato come strumento organizzativo, ma senza linea politica». Ma è un mondo intero che è cambiato. Un blocco sociale è scomparso: «Alle iniziative del partitola presenza è anziana, sono i rappresentanti di un blocco sociale estinto. Le fabbriche sono cambiate, il mondo del lavoro è cambiato, i ragazzi girano in bici e non sono iscritti al sindacato. Sono cambiate le rappresentanze sociali che esprimeva il Pci. Il Psi lo aveva capito. Ciò che rimane sono i rappresentanti della vecchia aristocrazia operaia, che stanno bene, hanno comprato casa ai figli. Ma le periferie sono abbandonate a se stesse, ossessione saltata. E molti nella Cgil hanno votato Lega».