Capossela porta sul palco l'altro volto della Grecia

In italiano, per indicare il timore atavico dello straniero, si usa una parola derivata dal greco-antico come xenofobia. Ora però a nutrire una vera e propria fobia nei confronti dello xénos, dell'individuo estraneo alle tradizioni del paese in cui vive, sono ampie fasce di popolazione della Grecia moderna. Soffocati dal cosiddetto rigore economico imposto dalla Banca Centrale Europea, i Greci sono sprofondati in una povertà d'altri tempi che ha generato una paura diffusa nei confronti degli immigrati.
Lo Straniero: Austras o la Gramigna è il titolo dello spettacolo (recitato in greco moderno e sottotitolato) con cui domani al Piccolo Teatro Studio si apre il festival Milano incontra la Grecia. Scritto dalla drammaturga Lena Kitsopoulou e diretto da Ghiannis Kalavrianòs, Lo straniero è un ritratto caustico e allarmante della società ellenica contemporanea, in cartellone da tre anni consecutivi in uno dei più importanti palcoscenici di Atene. L'idea attorno a cui ruota la narrazione è che, in un paese in crisi economica e d'identità, ogni individuo percepito come diverso (e non solo per ragioni etniche) è considerato qualcosa di analogo a una pianta infestante, cioè un pericolo da arginare per evitare contaminazioni.
Il festival prosegue martedì nel chiostro del Piccolo Grassi dove alle 11.30 è in programma un incontro con Vinicio Capossela. Tra il cantautore italiano e la cultura greca si è instaurata un dialogo intenso a partire almeno dal 2000, l'anno di incisione di Contratto per Karelias, versione italiana di una famosa canzone di Markos Vamkaris. Inoltre Capossela è un appassionato di rebetiko, un genere analogo al fado e al blues, malinconico, popolare e raffinato allo stesso tempo. La scena musicale ellenica ha ricambiato le attenzioni del cantautore traducendo e reinterpretando i suoi brani di maggior successo. Il bilancio di questa lunga relazione sulla soglia dell'impressione (come recita il titolo dell'incontro) verrà stilato in Tefteri. Libro dei conti in sospeso, un «quaderno d'appunti» in imminente uscita dal Saggiatore, scritto da Capossela nella consapevolezza «che tutto quello che viene dalla Grecia riguarda l'uomo, ci dice dell'uomo nella sua dimensione universale».
Il 24 aprile sarà invece la volta di una festa DJ set presso lo Spazio Concept di via Forcella e dell'apertura di Milos isole interiori, la mostra di fotografie di Barbara Molteni Zanessis presso Palazzo Morando (fino al 25 maggio). Il festival si chiuderà il 31 maggio al Piccolo Studio con Humaterra, uno spettacolo che riprende il tema della diversità, vero e proprio leitmotiv della manifestazione, declinato però in termini di danza. Diretta dai coreografi Jiorgos Christakis e Renato Zanella, questa performance nata da un progetto europeo coinvolge danzatori professionisti disabili e non, così da formare un solo grande organismo composto da cellule diverse. I brani che accompagneranno la danza saranno suonati dal vivo da alcuni tra i più celebri protagonisti della scena musicale greca: una scena viva e in fermento nonostante la crisi, come questo festival sta a dimostrare.