Il Caravaggio «misterioso» sbarca alla Reggia di Monza

L'opera «San Francesco in meditazione» sarà esposta fino al 19 aprile Il dipinto, intenso e drammatico, è stato attribuito al Merisi nel 2009

Caravaggio per la prima volta a Monza. Al Serrone della Reggia, ideato con grazia neoclassica dal Piermarini quale spazio di luce che si affaccia sull'incantevole roseto, arriva l'arte potente e chiaroscurale di Michelangelo Merisi da Caravaggio. In mostra per la prima volta in Lombardia l'intenso dipinto del «San Francesco in meditazione»¸ un'opera che appartiene al Fondo degli edifici di culto e che è conservata a Roma, nel deposito della Galleria Nazionale d'arte antica di Palazzo Barberini, dopo essere stata rinvenuta in una chiesa di Carpineto Romano. L'opera è l'ennesimo tassello della complicata avventura del Caravaggio, il lombardo pittore dalla vita spericolata che trasformò, con i suoi chiaroscuri e il realismo esasperato dei soggetti, il modo di fare arte. Per una ventina di giorni, dal 1 al 19 aprile, la tela si può ammirare al Serrone della Reggia di Monza in una mostra a ingresso libero (dalle 10 alle 19, il giovedì dalle 10 alle 22) curata da Andrea Dusio e Monica Loffredo con il sostegno di Mibact, della Regione Lombardia, della provincia di Monza e Brianza, del comune di Monza e con il contributo fondamentale della Camera di commercio di Monza e Brianza, della Confindustria locale e di Rottapharm Biotech.  Il dipinto che possiamo vedere ora a Monza è una composizione essenziale con il fraticello di Assisi rappresentato con il teschio tra le mani e la croce di legno al suo fianco, come vuole la tradizione dei cappuccini. Il tono è intenso, drammatico: San Francesco è in ginocchio, anzi genuflesso perché non piega la gamba a terra, dentro una grotta. La scena è ascetica e rimanda all'intensa e combattuta religiosità del Caravaggio (1571-1610). Quando è stato realizzato? Non lo si sa ancora con certezza: gli storici suggeriscono l'estate del 1606, quando l'artista risiedeva nei feudi dei Colonna, sui protettori, vicini a Carpineto. Tuttavia, questa datazione basata sulla presenza geografica pare smentita dai fatti: proprio in quel periodo il Merisi dipingeva la celeberrima «Cena in Emmaus» conservata a Brera.

Possibile che nella stessa estate abbia realizzato lavori tanto diversi? Forse, suggeriscono i curatori della mostra monzese, bisogna anticipare la datazione del San Francesco di un paio d'anni, quando il Caravaggio lavorava per committenze pubbliche, nel concitato periodo prima della fuga da Roma per l'accusa di omicidio. Il dipinto è del resto un rompicapo recente: ritrovato solo nel '68 presso la chiesa di San Pietro a Carpineto Romano, è stato attribuito con certezza al Caravaggio solo nel 2009. Messo a confronto con la tela, molto simile nel soggetto, esposta nella chiesa di Santa Maria della Consolazione a Roma, il San Francesco ora a Monza pare essere una prima versione, autografa, del dipinto romano, probabile opera di bottega. Per districarsi nel mondo dei Caravaggio, il visitatore troverà in mostra a Monza un percorso ricco di apparati didattici e multimediali.