«Una casa di riposo per cuochi dove si fondono tutti i sapori»

Gualtiero Marchesi, chef.
Intanto vorrei che l'Expo milanese venisse realizzata in un modo tale che sia all'altezza della storia di tutte le Esposizioni Universali fino ad ora avvenute. Ho visitato l'Esposizione Universale di Shangai e devo ammettere che i cinesi sono stati straordinari. Così mi sorge subito una domanda: saremo noi altrettanto abili?
In Italia scatta uno strano meccanismo. Gli italiani, presi ad uno ad uno, sono uomini estremamente capaci, ma le loro istituzioni invece non funzionano. Perché? Fatte queste premesse, passo al mio miraggio. A Milano c'è una realtà incantevole: la casa di riposo dei musicisti «Giuseppe Verdi», ecco vorrei che venisse istituita la «Casa di riposo del cuoco».
Le penso simili: luoghi dove i giovani possano andare a imparare i segreti della buona musica e della grande tavola. Mi sto impegnando per avvicinare sempre di più queste due arti, che nel mio carattere si muovono come sorelle. Ho sempre cucinato pensando che il sapore dei suoni debba trasformarsi nell'armonia del sapore. E le arti, tutte, non devono stare distanti, ma amalgamarsi, fondersi, misciarsi. Per questo vorrei iniziare dalla «Casa di riposo del cuoco», una fucina di segreti alimentari che si passino di generazione in generazione, affinché nulla vada perduto. Mi auguro che Expo sia anche questo.