Case ai rom e ronde La solita ipocrisia

Non chiamatele «ronde» e non parlate di «marcia indietro». La giunta ha aggiunto l'«abracadabra lessicale» che rende automaticamente democratica e politicamente corretta qualunque iniziativa: «Sociali». Insomma, basta dire che queste non-ronde sono «sociali» e magicamente diventano cosa diversa da quelle brutte sporche e cattive proposte a suo tempo dal ministro degli Interni Roberto Maroni. E la parolina magica (e tanta ipocrisia) vale anche per i container come quelli per i terremotati arredati, con aria condizionata, televisori e un confort accettabile offerti ai rom dei campi abusivi. Tutto bene? Niente affatto. Anziché ringraziare la città per la paziente accoglienza, per la non dovuta e piuttosto costosa ospitalità, hanno risposto lamentandosi perché «non ci sta la praivasi». Poca privacy, insomma, poca riservatezza. Avrebbero probabilmente preferito delle villette con camere per i bambini e camere per gli ospiti come quelle che altri rom e sinti hanno costruito abusivamente nel Parco agricolo sud di Milano.