Le case del Gratosoglio fra amianto e malavita

Solo per smaltire il metallo servono decine di milioni E nelle strade più degradate prospera lo spaccio

Michelangelo Bonessa

Infiltrazioni d'acqua in casa, amianto nei tetti e malavita nelle strade. Gratosoglio è una delle tanto citate periferie da recuperare. La bonifica della celebre discarica abusiva di via Selvanesco è solo un primo tentativo, l'inizio di un percorso costellato di problemi come le condizioni delle abitazioni di edilizia residenziale pubblica. Piove in casa, ma a preoccupare gli inquilini è l'amianto. C'è ancora, ma i soldi per i lavori necessari sono pochi. Aler, dopo una gestione molto discutibile durata decenni, sta cercando di recuperare il tempo perduto. L'impresa però è immane.

Solo il pericoloso metallo è un problema da decine di milioni di euro all'anno: dopo il censimento del 2010 gli interventi non sono mai cessati, ma reperire i fondi è sempre molto complicato. Solo per quelli più urgenti si parla di sei milioni di euro messi a disposizione da Regione Lombardia: sono «21 immobili collocati a Milano e in provincia» specifica la società. E aggiunge: «Dopo il censimento, l'Azienda ha eseguito interventi per circa 8 milioni di euro. Operazioni di bonifica di diverse tipologie sono state dunque completate su 24 edifici di Milano - interessando una consistente porzione del patrimonio della città - e su altri 40 in Provincia». E lo sforzo per risolvere almeno le situazioni giudicate più urgenti dall'Asl non finisce qui: «Contestualmente ai lavori già in corso - spiegano dall'Aler - sono state già attivate le procedure di gare per avviare in tempi rapidi le opere di bonifica in altri 56 stabili a Milano e provincia per un finanziamento regionale di ulteriori 10.700.000 di euro, dedicato agli interventi urgenti». Terminata questa tornata di lavori, in totale circa 24 milioni di euro totali, almeno le situazioni più critiche saranno sanate. Quello dell'amianto però è un problema che riguarda anche altre zone del municipio, come spiega Massimiliano: «Nel quartiere Vigentino permangono ancora molti casi Eternit non risolti, con percentuali di amianto molto deteriorato, come in via Campazzino al 12 capannoni (ex de Franchis Gioocattoli), e in altri numeri della via; un caso seguito da anni dall'ASL che dovrebbe essere messo in sicurezza come da loro documentazione, anche perché è nelle vicinanze di un Parco frequentato e sulla Roggia Ticinello che alimenta i campi Bio sempre nella Zona più a sud». «Del resto - conclude - di casi di amianto personalmente ne ho segnalati oltre 50 in tutta la Zona, ottenendo poi attraverso una mozione la pubblicazione di tutti i casi attualmente censiti, in corso di verifica, o risolti o in attesa di una soluzione". Una volta risolto il problema dell'amianto, non saranno finiti i problemi del municipio.

Né tantomeno di Gratosoglio: oltre alla vicinanza con l'esperimento fallito del campo nomadi di via Chiesa Rossa 351, ci sono i malavitosi come Michele Grifa, classe '87, che un paio di anni fa si è preso una condanna per traffico di sostanze stupefacenti: l'uomo gestiva lo spaccio proprio nelle case popolari della zona. E poteva vantare ottimi contatti con la criminalità che ancora sa comandare nei quartieri più degradati: gente come Paolo Salvaggio, pregiudicato noto per avere ottimi contatti con i Barbaro-Papalia di Paltì ormai stanziali anche nel comune della cintura milanese Buccinasco. E anche con i Magrini, malavita di origine barese, di Settimo Milanese. Soggetti del genere prosperano proprio nel degrado, più è paludoso l'ambiente più i rospi prosperano. Più sono difficili le condizioni di vita, più loro si moltiplicano: «Pensare che una volta - racconta un pensionato - ci lamentavamo perché c'erano una trentina di persone agli arresti domiciliari». Quello è stato solo l'inizio del degrado di Gratosoglio.