Caserma Mameli, nasce il nuovo Leonka

Stessa storia di via Watteau. Nulla si muove e gli occupanti si organizzano

Tutto già visto. I «Pirati» che occupano la caserma Mameli ormai da qualche settimana prima hanno lanciato un appello ai «compagni» di tutta la città, per opporre una massa critica in caso di iniziative dirette allo sgombero, poi hanno mostrato anche velleità intellettuali, discettando di laboratori musicali e progetti artistici. Sabato pomeriggio gli abitanti del quartiere hanno avuto la plastica dimostrazione di cosa intendono: il consigliere di zona Andrea Pellegrini (Lega) ha documentato la comparsa di un appariscente murales che dà sulla via, frequentatissima. «La Mameli sarà il nuovo Leoncavallo». Il rischio c'è. Molti a Niguarda sono convinti che la caserma di viale Suzzani, finita in mano al collettivo dei cosiddetti Pirati, sia destinata a ripercorrere la parabola (triste, per i milanesi) del centro sociale di via Watteau. La caserma è stata occupata da un collettivo. Una prima valutazione aveva fatto parlare di un gruppo collocato ai livelli più bassi dell'area anarchica. Era parso insomma un blitz di basso livello, senza dignità politica - o almeno dal punto di vista di quella pseudo-ideologia con cui in genere la sinistra gruppettara giustifica prodezze del genere. Qualcuno addirittura aveva parlato di «una banda di disperati». Col passare dei giorni, tuttavia, l'occupazione si è rivelata meno scalcinata di quanto non apparisse a metà marzo.