Caso via Padova Meglio di Milano o nuovo ghetto?

Cristina Bassi

La zona tra via Padova e viale Monza è di nuovo alla ribalta: qui aveva la propria base operativa la banda di stranieri che gestiva un traffico di immigrati clandestini sgominata dai carabinieri. E insieme alla polemica politica tornano le domande sul «modello via Padova». Nuova Brooklyn oppure Bronx in versione milanese?

Siamo nel quartiere delle 50 nazionalità, il più «misto» della città. Dove nascono tutti gli esperimenti per l'integrazione. Da anni il centrosinistra lo cita come esempio di convivenza tra etnie diverse e i comitati promuovono decine di progetti sociali e culturali. Fino a creare lo slogan «Via Padova è meglio di Milano». Il centrodestra però ieri è tornato all'attacco con Riccardo De Corato (Fdi) e Silvia Sardone (Fi). Che parlano di «fallimento» del laboratorio di via Padova, di «ghetto» e di «zona ormai allo sbando», abbandonata da Palazzo Marino a una deriva fatta di degrado e insicurezza. «Ci sono intere vie dove l'illegalità è prassi - dice Sardone - e dove si annidano queste realtà che sfruttano l'immigrazione, senza dimenticare i potenziali rischi di terrorismo».

Nonostante gli forzi di chi vive qui e prova a fare qualcosa per la convivenza, rimangono grossi problemi. Basta ascoltare la voce - spesso esasperata - degli abitanti. Denunciano discariche improvvisate sui marciapiedi, portoni divelti per agevolare lo spaccio, risse tra gang di latinos, sparatorie. Appartamenti occupati abusivamente o affittati in nero, mercato immobiliare ai minimi storici, furti, rapine, prostituzione. Conflittualità più degne di una periferia lasciata ai margini che di un quartiere esempio di multietnicità. I residenti organizzano cortei. «Via Padova non è il meglio di Milano», ribattono anche loro con uno slogan. Da tempo chiedono il ritorno delle pattuglie dell'esercito, presidi fissi delle forze dell'ordine, telecamere di sorveglianza, più illuminazione. E si sentono traditi dal centrosinistra. Ce l'hanno con Pisapia, che ha fatto molte promesse. Rimaste lettera morta. Le uniche iniziative per migliorare la zona, dicono, le hanno messi in piedi i privati e i cittadini stessi. I nodi sono venuti al pettine alle scorse elezioni. Nel Municipio 2, proprio là dove la passata amministrazione era chiamata a risolvere il rebus dell'integrazione, ha vinto il giovane legista Samuele Piscina con il 43 per cento dei voti sullo sfidante di Sel Alberto Ciullini (38%). Il messaggio al nuovo sindaco è chiaro: il «modello via Padova» va rivisto.