Il cavallo di Troia di Renzi: Tito Boeri verso il Comune

Nei piani del premier l'attuale presidente dell'Inps correrà per il Pd Il fratello Stefano perse le primarie 2010. L'annuncio dopo l'estate

Un Boeri candidato sindaco del Pd per succedere a Giuliano Pisapia. Ma non sarà un cavallo di ritorno, ovvero l'archistar Stefano Boeri già candidato alle primarie del 2010 e sconfitto dall'attuale primo cittadino. No, il piano cui Matteo Renzi starebbe lavorando punterebbe a portare a Palazzo Marino il minore dei fratelli Boeri: Tito, classe 1958, economista di professione e attualmente presidente dell'Inps. E proprio l'attuale occupazione di Boeri junior aiuterebbe a scavallare uno degli ostacoli più ingombranti che oggi Renzi si trova davanti, quello delle «primarie» di partito o di coalizione.

Nulla di ufficiale, ovviamente. Il presidente del Consiglio si preparerebbe a tirare fuori il coniglio dal cappello dopo l'estate, dopo avere lasciato che il totonomi abbia logorato gli altri aspiranti e messo lo schieramento di centrosinistra di fronte all'urgenza di trovare un profilo su cui convergere. E quello di Tito Boeri viene considerato il nome giusto per garantire altri cinque anni - e possibilmente dieci, vista la età relativamente verde dell'economista - a Palazzo Marino, qualunque sia lo sfidante che il centrodestra avesse nel frattempo identificato. Certo, se a correre fosse direttamente Silvio Berlusconi, come hanno ipotizzato alcuni nei giorni scorsi , la partita diventerebbe difficile per chiunque. Ma che il Cavaliere possa scendere personalmente in pista non appare probabile, visto che - se anche venisse dichiarata estinta la sua pena per i diritti tv e con essa l'interdizione dai pubblici uffici - resterebbe ineleggibile in base alla legge Severino, il cui esame da parte della Corte per i diritti dell'Uomo non è imminente.

In attesa di capire come si muoverà il centrodestra, Renzi sta comunque disegnando uno scenario che garantisca al Pd - forte del 40 per cento in città alle ultime elezioni - la possibilità di esprimere un suo sindaco senza sottostare alle pretese della società civile e dell'estrema sinistra. Che di Boeri il premier si fidi, dimostra la pervicacia con cui lo ha voluto al vertice dell'Inps. Inoltre Tito Boeri ha un atout: rivestendo una carica istituzionale, potrebbe ricevere l'investitura a candidato senza dover affrontare il calvario delle primarie che cinque anni fa sgambettarono suo fratello, e che anche in tempi recenti (vedi il caso di Venezia, dove l'uomo del Pd è stato sconfitto dall'ex pubblico ministero Felice Casson) hanno procurato a Renzi più di un dispiacere.

Resta un nodo: quale fascino un nome non notissimo al grande pubblico come quello di Tito Boeri potrebbe esercitare al momento del voto? Certo, è facile immaginare che nella borghesia illuminata milanese l'economista - che di quell'ambiente è uno dei più brillanti rampolli - potrebbe riscuotere le stesse simpatie che sorressero nel 2010 il fratello. Ma le masse, la gente delle periferie che numericamente conta ben più dei salotti buoni? Qui potrebbe risultare decisivo il ruolo attuale di Boeri jr: se in questi mesi dall'Inps arrivassero misure popolari (come quelle annunciate proprio ieri sulla lotta all'evasione contributiva) sarebbe difficile immaginare un trampolino migliore per la candidatura dell'economista.