Cena dem a Brera tra citazioni di Richard Gere e accuse di brogli

Pierfrancesco Majorino prende in prestito una scena di «Ufficiale e gentiluomo». É quella in cui il sergente Foley porta al limite della fatica Zack Mayo, alias Richard Gere, che ripete fiero: «No, io non mi ritiro». E neanche «Majo» si ritira. L'assessore in campo per le primarie gioca sul cognome simile al protagonista del film, e pubblica su Facebook il video e un avvertimento: «Continuano a chiedermi di farmi da parte. Mi spiace, ma non ho cambiato idea». Pressing indiretti assicurano dallo staff, non dai vertici del partito Democratico. Ma svegliarsi ogni mattina con i giornali pieni di endorsment a favore del commissario Expo Giuseppe Sala, come se fosse l'unico in campo (e deve ancora sciogliere le riserve, lo farà dopo l'incontro con Matteo Renzi nei prossimi giorni), sta diventando un gioco al massacro per l'esponente dem. E spesso non sono supporter della sinistra radicale, anzi. «Ogni giorno - ironizza non a caso il capogruppo di Sel Mirko Mazzali - tramonta il sole e arriva un endorsement famoso per Sala. Oggi l'ex assessore Tabacci e il presidente di Assolombarda Gianfelice Rocca. Prima o poi per riequilibrare dovremmo cercarne uno di sinistra tipo Che Guevara». Ma ieri si è schierato anche Claudio Bisio, celebre supporter di Pisapia: «Se sta alle regole del gioco e vince le primarie, io voto Sala».E per fissare regole del gioco e garanti delle primarie, oggi alle 11.30 si riuniscono i partiti della coalizione. Sel partecipa, ma fa melina: attende la discesa in campo ufficiale di Sala per decidere coi leader nazionali se sarà della partita. Ora ha messo in discussione il voto in due giornate proposto dai renziani: il 7 febbraio molti elettori (soprattutto del Pd) potrebbero essere via per il ponte di carnevale. Il segretario Pietro Bussolati ha chiesto di aprire un numero limitato di seggi anche in un giorno infrasettimanale. Ma a quanto pare c'è chi tema il rischio «brogli». Stasera intanto il Pd raccoglie fondi con una cena per 520 persone (compresi parlamentari e big del partito, da Lotti e Fassino) al Museo dei Navigli, in Brera. Nel menu, risotto mantecato con carciofi e speck, controfilettoo di manzo, mini scrigno tiepido di pere e vette di corinto.ChiCa

Giuseppe Civati, ex deputato del Pd e fondatore di Possibile. Il centrosinistra sta fissando regole e garanti delle primarie, c'è anche la data (il 7 febbraio) eppure sembra tutto ancora appeso alla scelta del manager Expo Giuseppe Sala. Se si candida lui, Sel potrebbe far saltare il banco. Che ne pensa?«Penso che abbiamo già perso sei mesi di tempo. Giuliano Pisapia ha annunciato a marzo che non si sarebbe ricandidato. Già a maggio abbiamo proposto un percorso unitario per le Comunali 2016 a tutte le forze di sinistra che non si riconoscono nell'alleanza con il Pd. Alcuni hanno risposto, Sel sta attendendo la decisione di Sala ma mi sembra bizzarro: se non sarà il manager, ci sarà un altro candidato renziano, diventeranno comunque le primarie del partito della nazione».Potreste ancora costruire un percorso e una candidatura comune? I leader della Sinistra Italiana a Roma avrebbero strappato con il Pd da un pezzo, ma i dirigenti milanesi tentennano.«Spero che Sel possa ancora cambiare posizione. Non credo che possa accontentarsi delle parole di chi assicura che Renzi e il Pd non hanno rapporti con Formigoni e Lupi, a me sembra innegabile, a meno che Roma e Milano siano su due pianeti diversi».Si è dato un tempo massimo per lanciare questa alternativa?«Per dirla male, tocca anche a me aspettare che si sciolga la questione Sala e che quel pezzo di sinistra che è ancora indecisa scelga da che parte stare. Spero che al massimo entro Natale si saranno risolte tutte le contraddizioni. Io e altri siamo stati criticati di voler fare le primedonne, invece rispettiamo i legittimi dubbi e aspettiamo».Il modello Pisapia è morto?«Il centrosinistra del 2011 non esiste più, ha preso una distanza clamorosa dal modello Pisapia. E la conferma arriverà con la discesa in campo dii Sala. Per una volta Formigoni ha detto una cosa che condivido: Non è Pisapia».Chi può essere il candidato di Possibile e della sinistra anti-renziana?«Milanese, profilo civico, capace di attrarre quella vasta popolazione milanese che vorrebbe votare a sinistra ma non si riconosce più nel Pd. Secondo me al primo turno possiamo superare tranquillamente il 10% dei voti». Il Pd farà appello al voto responsabile, a non disperdere preferenze su candidati minori.«E abbiamo visto come è andata a finire in Regione Liguria, ha vinto il candidato di Fi Giovanni Toti, con un larghissimo margine. Meglio che cambi strategia. A Milano sii andrà inevitabilmente al ballottaggio. Da soli rappresentiamo un pezzetto, se con altri pezzi di sinistra troviamo una chiave che supera i nostri steccati, possiamo dare buoni risultati».