"Cento violoncelli sono un transatlantico"

Da oggi il grande viaggio concertistico fino a sabato con un inedito firmato Wagner

Cento archi in quel di Como, i cosiddetti «100 Cellos». Da oggi per tre giorni, un mega viaggio concertistico tra classica e rock, con anche un inedito del compositore Richard Wagner. Benvenuti al «Festival Como città della musica». Padri del maxi progetto con l'«esercito» di archi - con concertone finale sabato - il fuoriclasse del violoncello Giovanni Sollima insieme al musicista-produttore Enrico Melozzi; tra gli ospiti d'onore il direttore d'orchestra Beppe Vessicchio, celebre bacchetta di Sanremo e volto noto della tv, che debutta come compositore contemporaneo. La parola passa al virtuoso Sollima, per l'occasione direttore artistico e musicale della manifestazione.

Cento violoncelli tutti insieme, qual è l'effetto?

«C'è stata une versione di questo spettacolo qualche anno fa alla Triennale. L'effetto è inimmaginabile, si tratta di un'orchestra d'archi molto più carnale rispetto al solito, suono più corposo, materico. Le radici si rintracciano nelle antiche formazioni e nella letteratura della viola da gamba».

Chissà che volume di suono investirà il pubblico...

«In effetti si può fare il paragone pensando all'arrivo di un transatlantico, molto suggestivo; come una grande nave che entra in un porto».

Come è nato questo «suo», vostro progetto musicale?

«Un progetto nato dalla fantasia mia e di Melozzi. In Inghilterra e in Germania avevo già fatto dei mega-ensemble nell'ambito di masterclass, una cosa che aveva avuto molta forza. Poi questa idea è arrivata una notte bevendo vino e facendo musica con Enrico, a bottiglie finite eravamo arrivati a cento violoncelli. Per certi versi si tratta di un progetto fondato sulla sua irrealizzabilità».

Ci sono precedenti storici di maxi concerti del genere?

«Beh, c'è un brano scritto dal compositore brasiliano Heitor Villa Lobos che è una sinfonia per 102 violoncelli. Dunque nella storia ci sono esempi, perché la radice sta nelle formazioni della viola da gamba appunto del Seicento».

Come avete arruolato gli strumentisti necessari?

«Abbiamo fatto un casting vero e proprio con la presentazione di domande che abbiamo via via vagliato. La cosa che ci interessa maggiormente è che ci sia la gioia di suonare. Il range di partecipazione va dai grandi professionisti alle star dello strumento, ma anche rockettari e bambini, dai sei ai settantacinque anni di età».

Ora parliamo del programma?

«C'è una scaletta abbozzata, posso dire che si andrà dalla barocca alla classica al rock, musica di qualità per tutti i gusti. E un brano che il maestro d'orchestra Beppe Vessicchio ha scritto appositamente per noi».

Il maestro Beppe Vessicchio ospite d'onore: c'è l'abitudine ad ammirarlo a «Sanremo» e ad «Amici»...

«Sì, lui è un grande musicista di formazione classica, accademica con un catalogo di composizione da tenere in alta considerazione; lui nobilita anche la canzone italiana. Verrà a dirigere e per noi ha scritto un brano basato sui Partimenti del compositore barocco napoletano Francesco Durante, un discorso molto affascinante perché va a riprendere le radici di una grande tradizione. Beppe non poteva portare nulla di più dotto».

Come sarebbe il mondo, senza il suono del violoncello?

«Mancherebbe l'umanità del suono, la voce umana. Lo dicono sin dal Settecento che questo strumento evoca la nostra voce. Rivalità con il violino? No direi, sono due anime di una vocalità se vogliamo».

Che cosa farà Sollima dopo questo evento?

«Ci sono i concerti, poi stacco la spina. C'è in preparazione un nuovo cd, in parte violoncello solo anche con brani miei, segue un altro disco dedicato al Barocco; infine un docufilm. Le varie uscite avranno all'interno quel che ho fatto in febbraio, il tour con il violoncello di ghiaccio».