Centri sociali e bandiere rosse Va in scena il saluto a Dario Fo

In piazza Duomo migliaia di persone, politici e vip Maroni: «Zero sale col suo nome, la fiera dell'ipocrisia»

Qualche migliaio di ombrelli aperti sotto il Duomo, le note di «Bella ciao» intonate dalla banda degli Ottoni a scoppio (o quelle di «Stringimi forte i polsi dentro le mani», scritta dal premio Nobel per la moglie Franca Rame, morta tre anni fa) e ancora qualche polemica. Milano ha dato l'ultimo addio a Dario Fo, scomparso giovedì scorso all'ospedale Sacco all'età di 90 anni. Un corteo per le vie del centro ha accompagnato il feretro dal teatro Strehler, dove era allestita la camera ardente, fino a piazza Duomo. A guidarlo, il figlio Jacopo Fo e Gad Lerner. Al centro, un camioncino dei centri sociali con lo striscione «Io non sono un moderato, Ciao Dario» firmato: «Le compagne e i compagni del Cantiere». Cerimonia laica, ammessi sul palco solo la famiglia e le istituzioni, sotto la gente. In prima fila il ministro alle Politiche agricole Maurizio Martina, il sindaco Beppe Sala e le colleghe 5 Stelle di Roma e Torino, Virginia Raggi e Chiara Appendino, accompagnate dai vertici del Movimento con cui Fo si era schierato: Beppe Grillo, Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio e Davide Casaleggio. Tra i volti noti, Roberto Saviano, Carla Fracci, Stefano Benni, Ottavia Piccolo, Paola Cortellesi, Paolo Rossi, Sergio Cusani. Ha parlato a lungo al microfono il fondatore di Slow Food Carlo Petrini: «Pensare a Dario senza la politica è come pensare al un buon vino senza uva» ha detto. Poi tocca la figlio Jacopo Fo: «Mio padre e mia madre non hanno mai piegato la testa e la gente che li ha colpiti ha perso». Noi dice «siamo comunisti e atei, però, mio padre non ha mai smesso di parlare con mia madre e chiederle consiglio. Siamo anche un po' animisti, perché non è possibile morire veramente. Sono sicuro che adesso sono insieme e si fanno delle gran risate». La salma di Dario Fo è stata sepolta nella cripta del Famedio, al Cimitero Monumentale, vicino alla moglie Franca Rame.

Mentre il Comune si è speso per la sepoltura al Famedio in deroga al regolamento (con qualche presa di distanza in Lega e Forza Italia), per garantire che la cerimonia laica si tenesse davanti alla cattedrale (nonostante il parere contrario dell'arciprete del Duomo) e ha già assicurato che la palazzina Liberty sarà intitolata al «giullare», il governatore Roberto Maroni non intende rivolgergli tributi particolari n Regione, anzi. «Ho sentito che il sindaco Sala gli vuole dedicare mezza Milano - ha ironizzato ieri -. Va bene, noi invece non dedicheremo alcuna sala a Dario Fo, c'è rispetto, ma c'è anche un limite all'ipocrisia». La morte, chiude il leghista, merita sempre rispetto, ma mi è sembrata davvero la fiera dell'ipocrisia, male tipico italiano».

RC

Commenti

fcf

Dom, 16/10/2016 - 10:34

I soliti imbecilli che si spacciano per partigiani liberatori hanno dimenticato che Dario Fo è statu un Repubblichino della Repubblica di Salò. In una parola: un voltagabbana.