Il centrodestra a Cremona vuole chiudere la rimonta

Se riuscisse anche l'impresa di Malvezzi e Zagni sarebbero sei capoluoghi conquistati in 3 anni

Alberto Giannoni

Domani si elegge il sindaco in 18 Comuni lombardi, 4 in provincia di Milano (Rozzano, Novate, Cormano e Paderno Dugnano). E anche Cremona freme per la vigilia elettorale. Due giorni fa si sono celebrati gli ultimi confronti elettorali, uno in tv, l'altro in piazza Duomo. Se la giocano Carlo Malvezzi del centrodestra e Gianluca Galimberti, sindaco uscente, per il centrosinistra. Malvezzi ieri ha chiuso la campagna in piazza Roma. Il giorno precedente, prima di affrontare l'avversario si è confrontato con movimenti e associazioni impegnate sul fronte della famiglia, figure che lo sostengono insieme a tutta una serie di sigle che sono rappresentate nelle quattro liste che lo appoggiano (i tre partiti del centrodestra e Viva Cremona). Al suo fianco Alessandro Zagni, leghista, a lungo considerato papabile come candidato sindaco, quindi designato ufficialmente dal centrodestra locale, prima che la Lega esercitasse, con Matteo Salvini, un'opzione su Pavia e Bergamo lasciando il terzo capoluogo a Fi. Malvezzi dunque, e d'altra parte l'ex consigliere regionale era reduce da un ottimo successo personale alle regionali 2018. Già consigliere azzurro al Pirellone dal 2013 al 2018, già vicesindaco, Malvezzi al primo turno si difeso piuttosto bene. Ora dovrà colmare un gap di cinque punti percentuali a favore del primo cittadino uscente. Una rincorsa non semplice, ma poggiata su solide basi politico-elettorali: se si guarda al voto delle europee di due settimane fa, i partiti del centrodestra partono dal 52%, più un altro punto ascrivibile a formazioni minori. Diverso il quadro se si guarda alle Comunali: al primo turno Galimberti col centrosinistra ha raccolto il 46,6 per cento dei consensi, e Malvezzi è arrivato al 41,2%). A tirargli la volata il 3 giugno è arrivato anche Salvini. E a fare la differenza al ballottaggio potrebbero essere anche quel 33% di astenuti del primo turno.

L'esito finale è molto sentito, come ovvio, in città, ma può avere anche ripercussioni sul piano politico lombardo, andando a delineare un trend o l'altro. Negli ultimi anni, il centrodestra in Lombardia ha recuperato sensibilmente, dopo aver altrettanto nettamente perso posizioni. Tutto è successo, prima in verso e poi nell'altro, a partire dal 2010. La sinistra allora era ai minimi termini in Lombardia e governava «solo» tre centri: Sondrio, Lodi e Lecco. In un lustro o poco più ha ribaltato completamente il quadro, conquistando - a partire da Milano - tutti gli altri capoluoghi: Como, Monza, Brescia, Bergamo, Cremona, Pavia, Mantova. Un'espansione che pareva inarrestabile e che è culminata nel 2016 con Varese e con la conferma di Milano. Fino al 12-0. Poi, negli ultimi due anni, è cambiato di nuovo il vento e dal 2017 sono passati al centrodestra 5 dei 7 capoluoghi al voto: prima Monza, Como e Lodi, l'anno scorso Sondrio e infine - pochi giorni fa - Pavia. Le due «eccezioni» in due anni, però, sono tutt'altro che trascurabili, anzi: il Pd ha difeso, al primo turno, prima Brescia e poi Bergamo. Il conto attuale dice che oggi siamo 6 a 5 per il centrosinistra. Dal punto di vista aritmetico, a Cremona si giocano il possibile pareggio.