Cerca di uccidersi con i gas dell'auto: salvato in extremis

Da gennaio stava scontando gli arresti domiciliari nella sua casa di Cernusco sul Naviglio con l'accusa di molestie nel 2011 su 4 ragazzini tra i 13 e i 16 anni. Quella di Paolo Bovi, 40 anni, cofondatore ed ex tastierista, ma dal 2005 semplice fonico del gruppo musicale Modà, è una storia squallida e triste. Pur avendo goduto del decreto Cancellieri che consente l'uso del braccialetto elettrico se a essere accusato di questo genere di reato è un incensurato, oggi l'artista è psichicamente molto prostrato. Ed era forse prevedibile che tentasse - come ha fatto - di togliersi la vita o di compiere qualche gesto disperato. L'altro ieri all'alba (erano le 4.30) Bovi, al culmine della disperazione, prima ha manomesso il braccialetto elettronico, poi si è chiuso nella sua auto e ha collegato un tubo di gomma al tubo di scappamento, per cercare di togliersi la vita. I carabinieri di Cassano d'Adda, però, sono riusciti a salvarlo in tempo: il braccialetto elettronico aveva lanciato l'allarme manomissione. I carabinieri lo hanno trovato stordito, ma ancora cosciente. Paolo Bovi è stato subito ricoverato nell'ospedale di Cernusco, dove è stato curato e dimesso poche ore dopo, viste le sue condizioni non gravi. Infine il fonico è stato trasferito in carcere: l'accusa è di evasione dagli arresti domiciliari.
Le accuse a Bovi risalgono al periodo in cui l'uomo prestava la sua opera come animatore in una parrocchia dell'hinterland milanese. Insegnava ai ragazzini a suonare la chitarra, li accompagnava nelle gite, li faceva giocare insomma. Fin qui tutto normale. Poi ci si addentra nel cono d'ombra che ha cambiato la vita dell'artista: durante certi giochi c'era un pegno da pagare in caso di sconfitta. E, secondo la ricostruzione dei pm Daniela Cento e Lucia Minutella, Bovi avrebbe «imposto» come penitenza ai ragazzini carezze intime.
I casi sarebbero avvenuti nel 2011 però sempre fuori da quell'oratorio dal quale peraltro il fonico era già stato allontanato dopo che alcune vittime si erano confidate con un sacerdote. L'uomo di chiesa cercò di aiutare Paolo, consigliandogli di rivolgersi a esperti per farsi assistere psicologicamente.
Nel 2013 un ragazzino, che non aveva trovato il coraggio di svelare il segreto, si confida con i genitori che sporgono denuncia dando il via all'inchiesta sull'artista. Viene fuori così che le molestie si sarebbero consumate in Valle d'Aosta durante un campeggio estivo. Dopo ulteriori accertamenti sarebbero emersi altri tre casi analoghi e impossibili da smentire.
Le due magistrate avevano chiesto per Bovi la custodia cautelare in carcere, ma il gip Luigi Gargiulo lo aveva messo ai domiciliari con il braccialetto. Adesso l'ex fonico dei Modà è a San Vittore.