Il cerchio magico di Sala mette in imbarazzo il Pd

I vertici del Pd hanno trasformato il «processo politico» aperto due giorni fa dall'assessore Pierfrancesco Majorino su Giuseppe Sala in una contro-accusa. Christian Malangone, direttore generale di Expo e braccio destro del commissario, è stato condannato a 4 mesi nell'inchiesta a carico, tra gli altri, Roberto Maroni per presunte pressioni esercitate dal governatore in cambio di un lavoro e un viaggio a Tokyo a sue ex collaboratrici. I prossimi gradi di giudizio chiariranno le responsabilità. Ma la sinistra non si è mai distinta per l'ipergaratismo - anzi - di fronte a sentenze a carico dei leader di centrodestra. Se i giudici hanno «graziato» Sala (la società è stata assolta), ci ha pensato Majorino, in campo per le primarie, ha mettere in evidenza che «è la terza figura cruciale della società Expo ad essere coinvolta in atti illegali. La cultura dell'illegalità e la scelta delle persone sulla base della loro moralità deve essere un prerequisito per la gestione della cosa pubblica». Sala già domani potrebbe vedere il segretario del Pd Matteo Renzi per definire i dettagli della sua discesa in campo per le Comunali 2016. Il manager aveva fatto presente che i dubbi maggiori nascono proprio dal rischio di non reggere ai colpi bassi durante la campagna. Attacchi del genere, si è sfogato l'altra sera, se li aspettava dai 5 Stelle ma non dal partito che gli chiede di candidarsi. Il processo ha preso una strana giravolta, il segretario cittadino e regionale del Pd hanno duramente contestato l'assessore. Ma i dubbi esistono, o vengono alimentati, da altri esponenti dem e di Sel. Il presidente Pd della Commissione Antimafia David Gentili su Facebook fa presente che non voterà Sala non perchè creda che sia coinvolto in vicende giudiziarie, ma perchè «Milano non ha bisogno di manager ma di politici». Detto, non manca di ricordare a chi se le fosse perse per strada le «condanne patteggiate da Antonio Acerbo e Angelo Paris» gli altri due fedelissimi di Sala. Matteo Mangili, membro della segreteria metropolitana del Pd, ricorda ai suoi che «legalità e trasparenza sono stati il faro che ha guidato l'amministrazione Pisapia, non possiamo avere nessun elemento che metta minimamente ombra di dubbio su questa rotta». E difende Majorino, «essere preoccupati significa tenere occhi aperti». Il consigliere regionale dem Onorio Rosati non butta la croce addosso a Sala «per responsabilità individuali, io sono un garantista». Poi «chi parteciperà alle primarie dovrà avere un profilo personale e politico assolutamente inattaccabile. Questo, come Pd, lo dobbiamo richiedere e pretendere da parte di tutti i candidati. Io voterò Majorino». A irritare il consigliere comunale Carlo Monguzzi sarebbe piuttosto la lamentela di Sala per l'attacco da una persona del partito che «gli chiede di candidarsi. Qui sta l'equivoco. Una parte del partito glielo ha chiesto, questa cosa non è stata discussa e quindi non è la linea del Pd». Ma sono in molti a ritenere che dopo la sua discesa in campo, Sel si sfilerà dalla partita, e le primarie potrebbero anche saltare. La sinistra non fa sconti al manager. «Di sicuro - fa presente Luca Gibillini (Sel) - se ci sarà condanna qualche domanda sulle doti di scelta dei collaboratori e sulle capacità di controllo di Sala sarà necessario farsela». Il capogruppo Sel Mirko Mazzali non ha capito la reazione dei vertici del Pd: «Majorino ha detto cose inesatte o sbagliate? Ha posto una questione reale e ne vuole discutere».