Dalla cessione dell'autostrada la Provincia pensava di incassare 660 milioni

Nemmeno un'offerta per la Serravalle e a mezzogiorno di ieri si è dovuto prendere atto che è andata deserta anche la seconda gara per cedere l'82,4 per cento allo stesso prezzo (660 milioni, 4,45 euro per azione) del primo procedimento chiuso a fine 2012. Non è servito nemmeno un bando più lungo del primo, durato appena cento giorni. E così la società che controlla l'autostrada per Genova e le tangenziali milanesi e che è a lungo stata considerata la gallina delle uova d'oro delle partecipate, s'è trasformata in una vecchia zitella che tutti vogliono, ma nessuno la marita. Lontani i tempo delle guerre feroci tra Gabriele Albertini sindaco e i dirimpettai della Provincia: prima Ombretta Colli (che proprio per quelle liti persa la seconda corsa alla presidenza) e poi Filippo Penati con i suoi non troppo chiari traffici d'azioni comprate dagli amici a prezzi gonfiati e su cui indaga la procura di Monza. Oggi, invece, la Serravalle non piace più al mercato e non si trova nessuno che da singolo o in cordata sia disposto a investire. «Purtroppo paghiamo gli errori del passato - spiega il presidente del consiglio provinciale Bruno Dapei - Penati comprò azioni a 8,83 euro l'una e oggi non c'è nessuno che le compra 4,45, che è la metà». Una cifra considerata ancora eccessiva dagli investitori, forse stuzzicati anche dal fatto che con la gara ancora in corso era girata la notizia che Asam, la holding della Provincia che la controlla, stesse valutando la possibilità di riconsiderare il prezzo di vendita. Comunicando, ed era fine marzo, che i soci avevano condiviso l'opportunità di «dar luogo ad una verifica del prezzo», prima che la responsabile del procedimento Carmen Zizza chiarisse che nulla era stato deciso. La base d'asta non è poi mai stata ritoccata, ma l'episodio non mancò di sollevare aspre polemiche per l'intervento, anche solo verbale, in corso di bando.
Ora il problema, visto anche l'accanimento terapeutico che tiene in vita le Province, sono le casse di Palazzo Isimbardi. Ma anche il rischio, spiega Dapei, «di bloccare i cantieri di Tem e Pedemontana perché non ci sono i soldi per i necessari aumenti di capitale». Con il rischio che, come previsto dalla legge, a provvedere siano gli altri soci «che così alla fine ci porterebbero via la Serravalle senza nemmeno bisogno di comperarla». Ora la tentazione della Provincia potrebbe essere di mettere in vendita solo il suo 52 per cento. Lasciando però in braghe di tela il Comune con il suo 18.