Per chi spaccia droga niente più carcere: si svuota San Vittore

Venditori di morte arrestati in flagrante avrebbero il diritto di vedersi messi immediatamente in libertà

Se su alcuni dei referendum proposti dai Radicali in materia di giustizia - come abbiamo illustrato nelle precedenti puntate di questa inchiesta - l'impatto sul funzionamento del tribunale di Milano potrebbe essere modesto, il quesito sulla droga (e, come vedremo domani, quello sulla custodia cautelare) cambierebbero profondamente la situazione. L'analisi del quesito su cui vengono raccolte le firme e dell'andamento dei processi a Milano dice che la conseguenza sarebbe: niente più carcere per gli spacciatori, né di droghe leggere né di droghe pesanti. Venditori di morte arrestati in flagrante avrebbero il diritto di vedersi messi immediatamente in libertà.
Il testo del referendum, infatti, chiede l'abolizione di alcune parole del comma 5 dell'articolo 73 della legge del 1990 sugli stupefacenti. In questo comma si afferma che «quando, per i mezzi, per la modalità o le circostanze dell'azione ovvero per la qualità e quantità delle sostanze, i fatti previsti dal presente articolo sono di lieve entità, si applicano le pene della reclusione da uno a sei a anni e della multa da euro 3mila a euro 26mila». Il referendum abrogherebbe le parole «della reclusione da uno a sei anni», lasciando come unica sanzione la multa.
Già, ma quand'è che si può parlare di spaccio «di lieve entità»? Per capirlo, basta bazzicare un po' le aule al pian terreno del tribunale, dove si celebrano i processi per direttissima agli spacciatori. E si scopre che nella quasi totalità dei casi i giudici, visto che gli imputati vengono trovati in possesso di pochi grammi di droga, applicano proprio il comma 5 della legge. Finora scattava sempre la pena detentiva, spesso senza nemmeno la sospensione condizionale, visto che si tratta con frequenza di imputati recidivi. Il giorno in cui dovesse venire approvato il referendum, si potrebbe al massimo comminare una multa. La quale multa, trattandosi quasi sempre di stranieri senza fissa dimora, ovviamente non verrebbe pagata.
E poco conterebbe che a venire spacciata fosse droga leggera o pesante: una improvvida legge di qualche anno fa ha messo sullo stesso piano l'hashish con l'eroina, la cocaina e le altre droghe killer. Così anche uno spacciatore di crack sarebbe sicuro di evitare la condanna al carcere. E per legge se per un reato non è prevista la pena detentiva non è possibile neanche l'arresto preventivo. La conseguenza, insomma, sarebbe sostanzialmente una liberalizzazione dello spaccio.

Commenti

libertyfighter2

Lun, 09/09/2013 - 17:26

No. Venditori di morte non ci sarebbero più perché avresti depenalizzato. Quindi come per magia i venditori di "droga" diventano pari a tabaccai, venditori di wiskey e quant'altro. Non ci sarebbero arresti di gente che non commette alcun reato perché vende a chi liberamente acquista. Cosa, non sono neppure cavoli dello stato non crede? Quindi carceri che si svuotano dai ragazzetti beccati con le canne e tanto tanto altro. Votate questo referendum