Le chiacchiere radical chic Ironia al cinema e in teatro

«Signori... le paté de la maison» ricopia lo spirito dei film «Il nome del figlio» e «Cena tra amici»

Una cena tra vecchi amici, confidenze da salotto, buon cibo servito in tavola. A vibrare tra le pareti di una casa della borghesia bene romana è, sembra, la più pura armonia. Tutto scorre alla perfezione finché uno dei convitati, un burlone incorreggibile, estrae dal cilindro del proprio repertorio una provocazione: c'è una nascita in vista e un nome da dare a un bambino innocente.

Il problema è che quel nome è tutt'altro che innocente, decisamente urticante per i padroni di casa, esponenti incasellati del genere radical chic: quello, per capirci, col portafoglio ancorato a destra e idee svolazzanti a sinistra. La discussione che ne nasce spettina ipocrisie, silenzi, rancori sopiti e assesta un colpo di scena finale. Una buona idea destinata a rinascere sotto innumerevoli spoglie. É il destino della storia che sta alla base di Signori... le paté de la maison , pièce in arrivo al Teatro Manzoni da giovedì al 29 marzo (ore 20.45, domenica ore 15.30, ingresso 45-40 euro, info 02.76.36.901), per la regia di Maurizio Micheli, con lo stesso Micheli, Sabrina Ferilli e Pino Quartullo.

La buona idea di cui sopra è quella che esplose, con tutta la sua arguzia, per la prima volta nel 2010 in Francia, nello spettacolo teatrale Le Prenom di Matthieu DeLaporte e Alexandre De La Patellière, cui seguì un film nel 2012, diretto dagli stessi autori francesi, giunto in Italia col titolo Cena tra amici (e che raccolse un grosso successo) e un remake tutto italiano, di recente uscita nelle sale, ad opera di Francesca Archibugi, intitolato Il nome del figlio . A tutt'oggi, nel mondo, esistono ben 22 versioni teatrali dello spettacolo. Basti questo a dire che, in Signori... le paté de la miason , sta una formula infallibile.

Adattatrice del testo italiano con lo specialista Carlo Buccirosso, detentrice dei diritti per l'Italia e interprete è Sabrina Ferilli che, con spontaneità, non ci gira troppo intorno: «Vidi lo spettacolo francese a Parigi tre giorni dopo l'esordio assoluto – spiega –. Benché non conosca il francese perfettamente mi divertii molto e pensai di portarlo in Italia. Quando mi informai su chi fosse l'agente per trattare i diritti, scoprii che era lo stesso de La Presidentessa , piéce che io e Micheli avevamo portato in scena. Tutto andò liscio. Vai a sapere che, a spettacolo pronto, la storia si era trasformata in un successo planetario. Io sono appassionata di sfide, se avessi saputo come andava a finire forse non mi sarei buttata nel progetto».

Oggi, però, Signori... le paté de la maison è un perfetto meccanismo a orologeria che, nel nuovo adattamento, aggiunge 40 minuti di pura comicità. «La nostra versione – dice Micheli - è molto più divertente dell'originale. Leggerezza e comicità si uniscono alla satira. Il testo originale era un atto unico di un'ora e venti, noi l'abbiamo esteso a due atti nei quali la mano comica di Buccirosso si sente tutta. I film usciti nelle sale? Personalmente non li ho proprio visti».