Per chiedere aiuto servono 40 minuti

Centrali operative d'emergenza dove i telefoni suonano a vuoto per decine di minuti, sordi alle richieste d'aiuto dei cittadini. É la protesta che sempre più spesso arriva dai milanesi ai responsabili della sicurezza pubblica, e che coinvolge senza distinzioni polizia, carabinieri e vigili urbani. Due lettere arrivate in questi giorni al Giornale raccontano casi quasi surreali di telefonate rimaste senza risposta o senza risultato. Il proprietario di un'auto investita da un ramo durante la grandinata di sabato sera ha atteso inutilmente dalle 17,30 a mezzanotte che una pattuglia della polizia locale intervenisse sul luogo dell'incidente, in piazzale Baracca; un cittadino di via Ferrante Aporti racconta di avere chiamato per 45 minuti il 112 e il 113 per segnalare un ladro d'auto senza ottenere alcuna risposta.
La sensazione è insomma che a volte il sistema delle chiamate d'emergenza collassi sotto il peso delle telefonate in aumento e dei tagli al personale. Il questore Marangoni nega che ci siano chiamate inevase, e spiega che le millecinquecento telefonate che i milanesi fanno ogni giorno al 113 vengono evase in tempi fisiologici. L'insicurezza «percepita», insomma, sarebbe superiore a quella reale. E Marangoni difende anche il sistema di suddivisione della città in tre fette di territorio, coperte a rotazione dalle «pantere» del 113 e dalle «gazzelle» del 112.
Ma intanto i sindacalisti Cisl della Polizia locale confermano: la centrale operativa dei «ghisa» viene sempre più sguarnita per destinare uomini a iniziative di facciata come i vigili di quartiere.