Chittò crolla, ma insiste: Sesto come Lampedusa

La sindaca bocciata su immigrati e moschea ma ammette: «Non mi aspettavo così pochi voti»

Chiara Campo

Ha mantenuto il silenzio trentasei ore, per carburare il flop. La sindaca uscente di Sesto San Giovanni Monica Chittó ha convocato solo ieri a mezzogiorno una conferenza stampa nella sede del comitato elettorale di via Puricelli, a pochi metri dalla poltrona del Comune che traballa più che mai. Esordisce ammettendo l'evidenza: «Non è esattamente il risultato che ci aspettavamo». Partiva superfavorita e ha raggiunto un risicato 30,9 per cento, lo sfidante del centrodestra Roberto Di Stefano con il 26% la tallona. E la sindaca renziana ha perso 16 punti secchi rispetto al primo turno del 2012. Una bocciatura alle urne - oltre a Di Stefano è andato bene il centrista Giampaolo Caponi (24,4%), meno i 5 Stelle che hanno puntato su Antonio Foderaro (13,47%) - e forse un segnale lo ha voluto lanciare anche il vasto popolo degli astensionisti: la metà dei sestesi ha disertato i seggi. «Con grande onestà dico che non mi aspettavo neanche un risultato sopra il 40% - dice -, ma un voto migliore sì. Ora inizia il secondo tempo della partita, e questo ballottaggio metterà bene in luce le differenze tra la mia proposta di governo e quella di Di Stefano». La strategia di marketing è chiarissima, la Chittò vuole insistere su «una coalizione non tanto di centrodestra ma di destra-centro, con la Lega primo partito». Dimentica che i dem sono già andati nel panico per la sfida delle Regionali, anche il sindaco di Milano Beppe Sala - che domani alle 18.30 sarà in piazza Petazzi a Sesto per portare acqua al suo mulino - ha ammesso che «sarà molto difficile battere il governatore leghista Roberto Maroni».

La sindaca dem con cui un sestese di peso come l'ex presidente della Provincia Filippo Penati in campagna non si è schierato (prima aveva cercato di boicottare la ri-candidatura, si attendono segnali di pace prima del 25) è stata una paladina dell'accoglienza e dell'integrazione, ha firmato il protocollo in prefettura per aprire le porte di Sesto ai profughi (ha dovuto subire anche minacce per questo) e nel suo Comune sorgerà la più grande moschea del Nord. Non sono preoccupati solo gli elettori di destra-centro. E la Chittò rischia di fare la fine della sindaca di Lampedusa Giusy Nicolini che dopo la cena alla Casa Bianca con Matteo Renzi e la promozione nella segreteria nazionale del Pd, domenica è stata sconfitta al primo turno da chi ha promesso un cambio di registro sull'accoglienza dei migranti. «Il tema sicurezza è molto facile da cavalcare, la paura non va sottovalutata, ma neanche usata come arma. Bisogna affrontare i problemi» ha insistito ieri. Ribadendo che sulla moschea non intende arretrare di un passo, «sono sempre convinta che sia più sicuro avere un grande luogo di culto che non dire chiudiamo tutto e chi se ne frega dove vanno a pregare i musulmani. Poi sicuramente va dato un segnale forte di trasparenza, lo chiederemo alla comunità». Di Stefano ha avvertito che il principale finanziatore della maxi moschea «è un fondo del Qatar che diffonde l'Islam radicale». La Chittò per risalire rivolge un appello «agli astensionisti, ogni voto farà la differenza». E strizza l'occhio ai 5 Stelle: «Il Movimento non darà indicazioni ma auspico che l'elettorato possa guardare a quello che proponiamo o abbiamo fatto ad esempio sui temi ambientali». Con Di Stefano ci sarà un solo confronto pubblico in piazza. Non si sbilancia su possibili accordi, «nelle prossime ore, come nel 2012, mi confronterò con gli ex sfidanti». Oltre a Caponi, Giovanni Urro (Sinistra Alternativa) e Alessandro Piano ( Popolare per Sesto).