Ciajkovskij e Rachmaninov per la Befana romantica diretta da Jader Bergamini

Il giovane maestro dirige la sua orchestra Verdi In cartellone «La Tempesta» e «L'Isola dei morti»

Simone Finotti

La Befana regala a Milano una calza piena di grande musica, con programmi ed eventi di alta qualità. Alla Verdi, dopo il Natale made in Usa e la tradizionale Nona beethoveniana di Capodanno, ora è la volta del «profondo russo», con una scaletta che affianca due degli autori più amati della Grande Madre Russia. Il triplice appuntamento, domani, giovedì 5 (ore 20.30), venerdì 6 (ore 20) e domenica 8 gennaio (ore 16) all'Auditorium di Largo Mahler, offre un lungo ponte all'insegna del sinfonismo tardoromantico di Ciajkovskij e Rachmaninov.

Diretta da Jader Bignamini, fresco reduce dal felice debutto al Lirico di Verona con la pucciniana Turandot, la Verdi è impegnata nell'esecuzione de «La Tempesta», fantasia sinfonica di Ciajkovskij, abbinata alla Quarta sinfonia del compositore di San Pietroburgo, che lo consacrò ufficialmente tra i grandi e anticipò idee poi sviluppate nelle più note Quinta e Sesta (la celeberrima Patetica). A completare una locandina animata dal filo rosso del destino dell'uomo e del fato, «L'Isola dei Morti», poema sinfonico di Rachmaninov ispirato all'omonimo dipinto del pittore svizzero Arnold Böcklin, che tanto colpì il compositore in una sua visita a Parigi nel 1907.

La fantasia ciaikovskiana «La Tempesta» completa il «trittico shakespeariano», raccogliendo tutta l'atmosfera magica della storia di Prospero. Idealmente legata alla «Tempesta», anche se più tarda (siamo nel primo decennio del Novecento), è «L'Isola dei Morti», dal ritmo irregolare e dal nudo impianto tematico che raffigurano il beccheggiare della barca del traghettatore di anime Caronte, sotto i colpi dei remi che agitano l'Acheronte, creando vortici e rollìi che il compositore rappresenta con straordinaria immaginazione. «Nell'Isola dei Morti ci sono due temi nascosti e contrastanti: il dies irae da una parte e, dall'altra, in aperta contrapposizione, il ricordo della gioia di vivere», spiega Bignamini.

Il piatto forte è la Sinfonia n. 4 di Ciajkovskij, composta tra il 1877 e il 78. Si tratta di una composizione che l'autore dedica alla contessa von Meck, sua mecenate, con una descrizione che illustra ogni movimento. Molto originale, per l'epoca, il terzo movimento, con un pizzicato degli archi in cui Ciajkovskij ancora mostra di credere in una felicità possibile. «Quando non trovate in voi la felicità - scrive alla von Meck -, guardate gli altri, andate in mezzo al popolo, guardate come la gente si diverte, come si concede alla sua gioia! Il quarto tempo è il quadro di una festa popolare. Appena avete dimenticato voi stessa, appare instancabilmente il fato. Ma in fondo la vita è bella!». Biglietti da 16 a 36 euro. Info e prenotazioni: Auditorium, www.laverdi.org.