Il cibo scartato a Rho finisce nelle cucine sociali

Dall'inizio di Expo ad oggi- dunque nel giro di una ventina di giorni - Caritas ha raccolto due tonnellate di cibo avanzato. Beni deperibili, dalla carne al pesce, che ogni sera vengono raccolti al villaggio di Rho e portati nelle cucine di una cooperativa sociale di Lecco. Qui vengono cotti e surgelati, pronti per finire, nei giorni successivi, sulle tavole delle mense dei poveri e nelle parrocchie lombarde. La collaborazione di Caritas con Coop verrà a breve estesa anche ad altri operatori presenti ad Expo, soprattutto in vista dell'apertura del Refettorio ambrosiano. Ma il procedimento anti sprechi non è semplice da gestire. I cibi vanno conservati e trasportati rispettando tutte le norme di igiene e sicurezza e poi vanno immediatamente cucinati. Tanto che i volontari della cooperativa restano ai fornelli fino alle due di notte per preparare tutto per tempo.

L'occasione per fare un primo bilancio sulla raccolta del cibo a Expo è il Caritas day, giornata in cui il presidente di Caritas internationalis Oscar Rodriguez Maradiaga, al suo ultimo giorno di incarico, ha lasciato in eredità un messaggio importante: «Ogni madre e ogni padre al mondo devono poter mettere il cibo in tavola per i propri figli».

Anche per raggiungere questo obbiettivo, Caritas farà un'opera di monitoraggio sulla realizzazione della Carta di Milano. «L'azione per il diritto al cibo deve essere reale - spiega Luciano Gualzetti, commissario Caritas Expo - In questi sei mesi continueremo con la sensibilizzazione al diritto all'alimentazione».

Il presidente di Caritas Italia Luigi Bressan ammette che «la Carta di Milano ha aspetti positivi, ma qualcosa di più si sarebbe voluto, magari sull'accaparramento delle terre: il cibo è un'esigenza, ma anche un diritto primario». Da qui la richiesta di «interventi sulle grandi compagnie, su quelle dove esiste corruzione e sfruttamento. Bisogna tornare all'economia familiare. Le produzioni in larga scala a noi servono molto, ma alla gente del posto meno».