Il ciclismo festeggia Zanazzi, il «sciur» che batteva Coppi e BartaliLa gloria milanese spegne 89 candeline

Renzo Zanazzi ti accoglie con una felpa blu che sulla schiena ha belli grandi stampati due numeri: 89. Sorride come se niente fosse e sembra anche un po' fiero di questa festa strampalata. E' il compleanno più alternativo di un ciclista che potresti immaginare. Accade tutto all'auto officina «Cabrio», nella Milano da Bere, zona degli «sciuri», via Correggio. E' venerdì. E l'antica maglia rosa del 1947, nata a Gazzuolo (Mantova) il 5 aprile 1924 festeggia con i suoi amici. Nello scantinato. A farlo raccontare alcuni aneddoti di ciclismo vero è sempre lui, il suo «giornalista gregario» adottivo, Marco Pastonesi, poeta di ciclismo . Ha radunato una quarantina di ragazzini di una certa età (ma non solo) per festeggiare le 89 primavere rosa di Renzo Zanazzi, un'istituzione del ciclismo milanese. Campioni e gregari. Tutti come sempre in religioso silenzio quando ti racconta di quel Giro del 47 quando la Rosa fu indossata da Renzo Zanazzi. E profumò per tre tappe: Gino Bartali, il suo capitano, lo successe per altre tredici frazioni e poi, arrivò Fausto Coppi a farne sue quattro. Zanazzi è il terzo dei tre fratelli prestati al ciclismo. Prima di lui c'erano Valeriano e Mario, tutti professionisti. E Milano con loro pedalava forte. Lo ha sempre fatto. Con Renzo, sino a qualche anno fa in giro con gli amici. A due ruote. Punto. A festeggiarlo c'erano Sandro Gamba, il grande ex del basket (innamorato pazzo di ciclismo) con l'immancabile Marisa Muzio, già azzurra del nuoto e psicologa dello sport. E poi Marino Vigna, Dino Zandegù, Mario Dagnoni, Domenico De Lillo e quelli delle «Strade zitte», i pedalatori del Turbolento, a chiedere consigli di bici. Da viaggiatori. E ricordare Zanazzi quando batteva Coppi e Bartali. Quei due là.