Il cinema mette in mostra i suoi tesori di carta

Massimo M. VeroneseÉ il cinema di carta, il film appeso al muro, la finestra spalancata sui sogni. Le locandine raccontano senza volere un mondo che non c'è più, il cinema Capitol, il Rivoli, il Puccini, le sale di proiezione di una volta inghiottite dal tempo che passa e dalle tecnologie che avanzano: erano centoquaranta agli inizi degli anni Settanta, adesso sono una ventina, quasi tutte multisala, ma non è la stessa cosa. La città una volta sembrava cinecittà, tappezzata com'era ovunque di manifesti del cine, erano arredo urbano prima che invito, colorato e seduttivo, fiera dei sogni quando il film non si vedeva in streaming ma in prima visione, proseguimento prime, seconda e terza visione, quella che aveva la pellicola a salti, spesso grattata. La locandina era una bandiera da conquistare, un feticcio irrinunciabile, un poster per i posteri. Fermarsi davanti alle bacheche era un rito anche dopo il film, i più sfacciati con quella specie di rubabandiera notturno ci arredavano la camera soprattutto nei tempi grami. Sbagliare locandina negli anni Cinquanta voleva dire uccidere il film, svuotare le sale, condannare la pellicola al fallimento. Un'immagine sola doveva trasmettere una suggestione, dire e non dire come fosse un gioco di seduzione, convincere prima di informare. Decisiva a volte più del cast e della trama.La locandina ha sempre avuto i suoi miti, quasi vivesse di vita propria: un metro per un metro e mezzo oppure due metri per uno e mezzo di carta, potevano essere le misure di un tesoro, un investimento da incorniciare. Una locandina di Casablanca per esempio fu venduta a Londra per più di 80mila euro durante un'asta da Christie's: era in lingua francese, stampata per le proiezioni fuori Parigi, Mark Swift, l'acquirente, ne aveva 50 identiche ma gli mancava questa per finire la collezione; l'unico esemplare conosciuto del manifesto della Febbre dell'oro di Chaplin, anno 1925, toccò i 96mila euro, L'Angelo Azzurro con Marlene Dietrich 27.500 euro, Dracula e Frankenstein, tutti e due del 1931, arrivarono a 144 mila e 150 mila euro, euro più, euro meno. La magia della locandina torna a Milano con una mostra, anzi con l'unica convention, a Milano e dintorni, dedicata agli appassionati di cinema, dopo l'esordio più che buono dello scorso anno, che ha fatto il pieno di pubblico e ospiti illustri Claudio Simonetti, Maurizio Nichetti, Bruno Bozzetto e Alfredo Castelli. L'appuntamento è per domani a Fermo Immagine, il Museo del Manifesto Cinematografico, con i suoi 50mila pezzi, tra fotobuste, manifesti, locandine, foto di scena e affiches pubblicitarie, in via Gluck 45. Il menu è ricco. La mostra/mercato ospiterà espositori con locandine, manifesti, libri e riviste nuove e da collezione, colonne sonore in vinile e cd, super 8, laserdisc e VHS, action figures, gadgets e memorabilia. Collezionismo cinematografico, sarà come essere alla Borsa dei sogni.Anche quest'anno, dicono al Museo, grande attenzione sarà riservata al mondo della musica da film: nello «spazio incontri», il compositore Vince Tempera, con la conduzione di Massimo Privitera, presenterà la prima edizione su disco della soundtrack di Paganini Horror (Luigi Cozzi, 1989), un inedito riscoperto e pubblicato dalla storica etichetta discografica Beat Records di Daniele De Gemini, presente con uno stand al Museo. Nel pomeriggio si alterneranno le presentazioni dei libri prima del gran finale con la presentazione, con trailer e making of, del film Dark Witches di Gerald Diefenhal, che sarà presente, con Eleonora Albrecht, Barbara Bouchet e Simona Cappia. Sarà una domenica da collezionare.