Cinque palazzi dimenticati. Ecco il quartiere fantasma

In via Antegnati gli scheletri degli edifici ospitano un centinaio di clochard. Il consigliere leghista Morelli: "È un'emergenza, il Comune deve intervenire"

La pagina di apertura di un blog del dicembre 2013 (con un numero di commenti che già parla da solo: zero), intitolata «Una nuova vita per i ruderi di via Antegnati» iniziava testualmente: «In via Antegnati i cinque edifici inutilizzati, costruiti e mai completati da Ligresti, saranno presto riqualificati. L'intervento di edilizia residenziale sociale prevede la ristrutturazione delle costruzioni con la realizzazione di recinzioni, parcheggi a raso, rampe di accesso ai box, percorsi e aree verdi; prevista anche la sistemazione a parco del terreno confinante. Il progetto è ancora in fase preliminare. Nei prossimi mesi, dopo la conclusione dell'iter amministrativo, finalmente si dovrebbero aprire i cantieri in quest'area tra le vie Ripamonti e Ferrari, lasciata in stato di degrado per troppo tempo».

Progetti rimasti sulla carta. Semplicemente inconcepibile: Milano non è certo famosa come Rio per le sue favelas o Mumbai con le sue bidonville! Eppure ci sono aree, come il «Palazzo della morte», che danno nell'occhio perché sono nel cuore di Milano - all'angolo tra via Colletta e via Lattanzio, in zona viale Umbria; altre più decentrate e per questo ancora più indecenti, proprio come al Vigentino, nel triangolo tra via Antegnati, via Amidani e via Gabussi - palazzi abbandonati popolati da clochard, disperati e piccoli spacciatori - dove la situazione non è cambiata di una virgola da quelle belle esternazioni online. E al degrado delle favelas o degli slum delle megalopoli asiatiche, in questa zona della città ci siamo molto, ma molto vicini. Il degrado naturalmente, con tutti i pericoli che si trascina appresso, nell'ottobre scorso si è portato via, con modalità ancora misteriose, Fabio Aloisi, 37 anni, di Opera, apparentemente una vita regolare e il cui cadavere è stato trovato nel vano ascensori di uno di questi stabili abbandonati. La situazione d'immiserimento ha assunto infatti dimensioni spaventose, catastrofiche in questi cinque condomini senza finestre, senza tombini, con le gru lasciate sul posto da trent'anni come in quei serial televisivi dove sembra che tutti siano dovuti fuggire all'improvviso in balia di qualche misteriosa calamità o presenza, lasciandosi tutto com'era.

Così ieri il capogruppo della Lega Nord a Palazzo Marino, il 38enne Alessandro Morelli, ha fatto un sopralluogo in zona con un gruppo di giornalisti e la supervisione della Digos. «È un delirio - commenta l'esponente del Carroccio -. Si tratta di una emergenza eccezionale per la quale il Comune deve intervenire altrimenti si rischiano delle tragedie. I rom che vivono davanti a queste costruzioni mai finite, in fondo sono i più fortunati, perché la loro esistenza si svolge dentro e intorno ai loro caravan (al massimo usano gli stabili per ammassarvi roba da ricettare); all'interno degli stabili, invece abitano clochard, senza tetto di ogni genere, tossicodipendenti, spacciatori. Che negli stanzoni cucinano, dormono, improvvisano commerci, scaricano i loro rifiuti ed espletano i loro bisogni: a un certo punto ho trovato persino una slot machine...Saranno sicuramente un centinaio ma se qualcuno mi dicesse che ammontano a 200 esseri umani non mi stupirei. E fra loro ci sono tanti bambini: non è che si sta aspettando la tragedia e poi via tutti a piangere lacrime di coccodrillo?».«Come Lega - conclude Morelli - proponiamo un'ordinanza che intervenga in maniera puntuale, con uno sgombero, la messa in sicurezza degli ambienti e un presidio di controllo contro nuove occupazioni. Mi dicono che i proprietari siano romagnoli: Palazzo Marino deve convincerli a prendersi carico di questa situazione».