Il cioccolato made in Milano soffia su cento candeline

Cent'anni non sono sempre di solitudine quando a compierli è una «casa» di cioccolata. La scriviamo al femminile, visto che Luigi e Antonella Zàini narrano la storia di un secolo d'impresa a base di cacao dove la star è l'elegante nonna Olga che, con quattro figli e vedova di Luigi, fondatore della Zàini nel 1913 in via De Cristoforis, fu al tempo dei telefoni bianchi il vero capitano di un'azienda «nera» - colore del cibo simbolo della felicità! - e si contornò di quasi tutte donne, impeccabili nelle loro divise, come la «capitana».
«Andèm dai tusan dicevano all'epoca, ovvero andiamo dalle ragazze. Me lo raccontava un vecchio fornitore quando ero bambino e venivo in fabbrica dopo Pasqua per divertirmi, ovvero per spezzare le uova che non erano state vendute a caccia della sorpresa. Mio padre Vittorio, ultimo nato di mio nonno Luigi, non era contento; ora che ho preso il suo posto capisco il perché. L'invenduto per un imprenditore è uno spettro, anche se di cioccolato» racconta Luigi Zàini, 46 anni l'11 dicembre. Il look è proprio un gusto per questa stirpe di ciccolatai, mai apparsa in pubblicità per volere di Vittorio Zàini, ma che ha creato un «costumino» indelebile a uno dei cioccolatini più famosi d'Italia: il boero, avvolto nella carta rosso fuoco e trasparente, emblema dei vecchi bar e sana goduria, soprattutto quando speravi di vincerne un altro.
Cento e cinquanta dipendenti, il marchio diffuso in 60 paesi nel mondo, una produzione di 250 mila ovetti per bimbi in otto ore, tre stabilimenti di cui uno ancora in corso di costruzione sono fatti che parlano di una leccornia senza ribasso per il «ciocco» made in Milano, fiorente grazie ad una formula: «la famiglia. Non ho mai creduto nelle multinazionali. Gli italiani sono capaci di fare impresa quando puntano sull'energia famigliare. Mia sorella Antonella è la mia forza». Non ha cambiato nulla Luigi Zàini di quanto ha ereditato, soprattutto della linea «Emilia», il mega - scacco per cucinare che in vendite dà scacco matto a tutti ed è in crescita visto che gli italiani sono ritornati ai fornelli. Nessuna variante, a parte l'aggiunta di una frase. Sulla confezione «Emilia» si legge: «La ricetta dello zio Piero».
«Era il fratello di mio padre, riservato e solitario, condusse una vita appartata nel sud della Francia. Fu un bene quel suo carattere perché permise a Vittorio di poter condurre la Zàini a suo piacimento. La mia giovinezza è una fiaba a casa dello zio Piero e non potevo non celebrarlo». La Zàini fonda il prestigio del nostro cioccolato dai paesi del Golfo alla Cina, dal Canada a Israele; ancora oggi nell'azienda di Senago un rabbino controlla se il prodotto sia in linea con i dettami del cibo ebraico. Antonella voleva fare l'avvocato ma alla fine ha ceduto alla richiesta del fratello d'averla vicina. «E' un legame che funziona - dichiara la donna -. Siamo la giusta coppia, succeduta a un padre che era come il dio sole: irraggiava presenza e decisione ovunque».
La sorpresa per un secolo di vita? Una cioccolateria a metà settembre in via De Cristoforis, dove nonno Luigi esordì. «Presenterò la torta di mia madre Margherita, 83 anni, che cucina questo dolce croccante fuori e morbido dentro. La mia vera impresa sarà carpirle la ricetta» spiffera Luigi Zàini. Viene da nonna Olga l'adorabile miscuglio? Potrebbe, visto che suocera e nuora erano molto vicine nell'impresa di «incartare» Vittorio che non si decideva a sposarsi. Non ha ancora un nome la torta che incanta tutti gli amici. Forse «Margherita nera»: il bianco e il nero, i classici colori di un cibo che sprigiona in un morso cent'anni di felicità.