«La città ci chiedeva coraggio Ma dov'è finito quel Pisapia?»

«L'accusa più frequente che ci fanno? “Non sta cambiando niente, è tutto come prima”». E Basilio Rizzo, presidente del Consiglio comunale ed esponente della “Sinistra x Pisapia”, non dà torto a chi sognava la «rivoluzione arancione» e due anni dopo assiste ad una maggioranza litigiosa, all'epurazione di assessori, persino alla prima minaccia di sciopero dei comunali dai tempi di Gabriele Albertini, ad una ordinaria amministrazione della città senza grandi voli. Un po' poco per chi prometteva di «ricostruire Milano».
L'ex assessore Boeri all'assemblea del Pd ha detto che la partecipazione promessa due anni fa da Pisapia in piazza Duomo non è stata realizzata. Condivide?
«Fino alla vicenda delle dimissioni di Boeri, che abbiamo scoperto dai giornali, anche i rapporti di comunicazione tra sindaco, giunta e consiglieri erano carenti, quindi figuriamoci con chi è fuori. Tra noi sono migliorati, sulla possibilità di consultare i cittadini prima di assumere decisioni importanti siamo indietro».
Solo un difetto di comunicazione?
«Non solo, i cittadini che hanno creduto nel sogno arancione si aspettavano scelte coraggiose. Un paradosso, mosse impopolari come l'aumento del biglietto Atm sono state comprese ben oltre le aspettative perché abbiamo spiegato la strategia. Sempre meglio che non decidere su questioni importanti, restare fermi per non sbagliare».
Adesso l'alibi per non fare si chiama buco di bilancio. Ma la Milano dell'Expo può accontentarsi dell'ordinaria amministrazione?
«Sarebbe ingiusto non riconoscere che c'è un problema oggettivo di risorse. Ma quando dico che ci vuole coraggio: l'ex assessore Tabacci sosteneva che Milano doveva dare un esempio al Paese, rispettare per prima il Patto di stabilità imposto dal governo Monti che però ci stava massacrando».
Invece?
«I nostri elettori avrebbero preferito che Milano e Pisapia si mettessero alla testa degli enti locali per manifestare contro lo strozzamento da parte dello Stato. E se lo attendono a maggior ragione oggi. Abbiamo un buco di 437 milioni, chiederemo sacrifici, saremo irreprensibili nei tagli, ma non possiamo diventare esattori per conto dello Stato. E mi aspetto dal sindaco che alzi la voce e guidi i Comuni nella protesta nazionale».
Di recente ha detto che spesso la giunta tira fuori temi «di sinistra», vedi il registro delle unioni di fatto, per coprire altri problemi. È ancora dell'idea?
«Il Registro è stato un ottimo risultato e quando il sindaco risponde alle promesse elettorali ovviamente attira consenso. Ma lo faccia su tutti i terreni. Quando ci sono stati problemi sulla gestione, Atm ha cambiato i vertici: gli elettori ne sono stati soddisfatti. Su Sea c'è la stessa scontentezza e sta tirando il freno a mano. Deve tornare ad essere il Pisapia pre campagna, è ancora nel cuore dei milanesi ma deve far corrispondere l'azione di governo alle promesse elettorali».