Città deserta ma chi resta è più socievole

Pallanti, Istituto neuroscienze di Firenze: «Ci si sente come in un club: si è più loquaci, ingegnosi ed altruisti»

Emanuela Moneta

Città deserte per le ferie ma chi resta è più altruista, ingegnoso, solidale e loquace. Insomma, rimanendo in città, si cambia carattere: in positivo. A sostenere questi tesi è Stefano Pallanti, direttore dell’istituto di neuroscienza di Firenze, che ha anche dato un nome alla comunità che cambia: «Il club di quelli che... restano».
Se fino a qualche anno fa la città si spopolava ai primi del mese, e a restare erano soprattutto anziani e malati, oggi le cose sono cambiate. C’è uno zoccolo duro che evita le ferie d’agosto, ma in questi giorni è costretto a cambiare abitudini, itinerari e orari a causa della chiusura di uffici e negozi. Così ci si ingegna anche solo per trovare il latte fresco o un bar per un caffè.
E nella caccia al negozio o dell’ufficio aperto, tutti sono più attenti e disponibili verso chi incontrano. Probabilmente in nome del comune destino. «Ecco perché parlo di club: fra chi resta - spiega Pallanti - si sviluppa come una sorta di fratellanza. Così se un passante starnutisce in una strada quasi deserta, magari si sente dire un "salute" che, in inverno, non sarebbe mai arrivato». Si diventa anche più loquaci, come sostiene il neuropsichiatra: «Si chiacchiera più facilmente con gli sconosciuti sull’autobus e ci si scambia informazioni sul negozio di alimentari rimasto aperto o sugli orari dei bar». Non solo chi rimane in città cambia umore, ma cambiano anche le facce. «Si incontra un nuovo popolo - prosegue Pallanti - reso invisibile dalla ressa e dalle code del tempo normale. Ma nel pieno di agosto la vecchina sotto casa, il vicino o la famiglia con bambini diventano improvvisamente visibili, una sorta di compagni di sventura».
Ecco chi rinuncia a partire in agosto: «Il club di chi resta è fatto da quattro categorie di persone: chi non ha soldi per vacanze in alta stagione, chi si è convertito alle vacanze alternative e rifiuta le code e l’affollamento, e chi resta per assistere malati e anziani, quindi per una sorta di dovere sociale. Infine ci sono i nonni o le persone ammalate, costretti a restare in città».
Per non dimenticare i tanti immigrati che partire proprio non possono perché, spesso, rientrare nei loro paesi costa moltissimo.