Città metropolitana, via con 112 milioni di buco

«Se prima di mettere in moto mi togli le ruote, è difficile arrivare da qualche parte. Pure se mi dai una spider». Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha spiegato che l'idea della città metropolitana è stupenda, ma «la legge in materia è molto carente: ad esempio noi partiamo con 112 milioni di deficit: quindi va bene fare prima la legge però fornendo gli strumenti per attuarla». L'intervento è arrivato all'apertura della Mobility conference promossa da Assolombarda e altri enti del territorio. E come muoversi è uno dei temi centrali per lo sviluppo del nuovo ente amministrativo, ma anche il suo stesso difficile sviluppo.

Sulla stessa linea anche Piero Fassino, presidente Anci: «Anche noi abbiamo lo stesso problema con il bilancio, partiamo da meno 80 milioni e le strade sono solo due: o arrivano le risorse da qualche trasferimento statale o per trovarle non ci sarà altra via se non aumentare le tasse». Il presidente della Camera di commercio di Milano Carlo Sangalli aveva già evidenziato il rischio che il nuovo ente si identificasse «con un'ulteriore pressione fiscale». E a sentire Fassino è un'eventualità molto probabile.

Il problema è emerso proprio durante l'incontro in cui si presentava il «manifesto delle città metropolitane italiane». Il primo era stato presentato nel febbraio 2014, oggi torna con la nuova edizione con il duplice invito a «riconoscere il ruolo istituzionale dei nuovi enti, trasferendogli le funzioni amministrative di competenza, e mettere loro a disposizione le risorse necessarie affinché possano svolgere efficacemente il loro ruolo». Le risorse però latitano e c'è anche un altro problema, le resistenze del sistema: «Le amministrazioni statali scambiano le città metropolitane per le vecchie province - ha sottolineato Fassino - le regioni hanno una qualche forma di gelosia e i comuni pensano che gli sottrarremo qualcosa». La macchina c'è, ma manca la benzina.