Una città «turistica» con i negozi chiusi

(...)Anche perché molti sono stati i milanesi rimasti a casa per il maltempo o il portafoglio vuoto e anche i turisti erano più del solito. E, invece, solita serranda selvaggia, fatta eccezione per qualche supermercato e i marchi più importanti che hanno riaperto dopo la chiusura della domenica di Pasqua a ravvivare almeno corso Vittorio Emanuele. Un francobollo di vita in una città per il resto sprofondata nel suo solito letargo. Immaginabile la delusione dei turisti a passeggio per via Montenapoleone o in un Quadrilatero della moda se possibile ancor più desolato di Ferragosto.
«È una follia - attacca Giovanni Bozzetti, ex assessore in Regione e docente all'Università Cattolica di Valorizzazione urbana e Grandi eventi - Quello che manca è la capacità di coordinamento e governo delle attività private». Criticità che non vanno limitate alla giornata di ieri. «Soprattutto in vista di Expo - spiega - vanno messe in atto strategie comuni, serve un vero e proprio patto per la città e il territorio per sviluppare un marketing congiunto governato dalle pubbliche amministrazioni per coinvolgere i privati. Una città viva attira i turisti, se è morta li allontana». E allora la richiesta è di «offrire facilitazioni e sburocratizzazione che agevolino l'iniziativa privata». Riconosce la serrata Alfredo Zini (Epam - Pubblici esercizi). «In periferia - ammette - è tutto chiuso. Meglio in centro, dove ci sono i turisti». Il problema, spiega, sono «i costi troppo alti, il personale in queste giornate costa il 30 per cento in più e se non si vende alla fine ci si rimette». Per questo servirebbero coordinamento e magari aiuto. «Soprattutto in vista di Expo il Comune deve rendersi conto che serve fare di più. Bisogna far vivere la città, il centro ma soprattutto le periferie». La ricetta? «Serve più sinergia, magari già partire dai ponti del 25 aprile e del Primo maggio. Dal prossimo agosto». Pisapia non ha fatto abbastanza? «I musei in centro sono aperti, ma negli altri quartieri siamo assolutamente in alto mare».
«La chiusura il lunedì di Pasqua - spiega Dario Bossi, consigliere dell'Unione del commercio - è una vecchia tradizione. Del resto a non aprire non sono stati solo i negozi a gestione familiare, ma anche quelli più grossi e con il personale a rotazione». La delusione dei turisti? «Di questi tempi è difficile dire cosa sarebbe giusto fare». Per l'ex assessore e oggi capogruppo della Lega in Comune Alessandro Morelli, invece, «questo purtroppo e un altro dei risultati della cura Pisapia. I commercianti sono stremati dalle troppe tasse e per loro è impossibile investire e aprire in questi giorni. E così c'erano turisti fuori dai negozi chiusi perfino sui Navigli. Altro che Milano dell'Expo».