Classe di stranieri, lezione a gesti

In via Paravia aule senza neanche un bambino italiano. E i maestri devono arrangiarsi

Dietro ai banchi ci sono bambini egiziani (la maggior parte), moldavi, cingalesi, cinesi, marocchini. L'unica italiana in classe è la maestra. Benvenuti nella scuola elementare di via Paravia, zona San Siro, che quest'anno fa l' en plein di extracomunitari. In prima non c'è più nemmeno un alunno italiano. E la maggior parte dei bimbi è appena arriva in Italia (alcuni da qualche settimana appena). Tanti sanno dire solo «ciao» e il loro nome. Punto.

Fino a qualche tempo fa invece i bambini stranieri iscritti erano comunque nati in Italia e quasi tutti avevano già frequentato la scuola materna. Ora invece niente. Ed ecco che le maestre devono reinventarsi il metodo di insegnamento. «Usiamo il metodo dei mimi - spiega un'insegnante - Durante i primi giorni, già solo per far capire ai bambini quando devono sedersi o alzarsi mimiamo il “su“ e il “giù“. E poi ci aiutiamo con le immagini, per arrivare poi a insegnare l'alfabeto figurato e applicare il metodo tradizionale, come in una prima elementare qualunque». Ovviamente i tempi di apprendimento sono un po' più lenti. «Noi cerchiamo di fare il possibile e di gettare delle buone basi. Certo, se questi bambini fossero distribuiti in classi con la maggioranza di alunni italiani, sarebbe tutto più facile anche per loro».

Durante l'anno c'è un continuo via vai in classe. Qualcuno va via, parte con la famiglia. Qualcun altro arriva a metà anno. I figli egiziani delle famiglie più facoltose si iscrivono alla scuola araba «Nagib Mahfuz», a pochi metri da via Paravia. Tanti altri stranieri stanno iniziando a confluire all'istituto Cadorna di via Dolci. Che da parecchi è ritenuto «il nuovo caso Paravia», dove tra qualche anno gli alunni extra comunitari saranno più di quelli italiani. Forza Italia lancia l'allarme sul rischio «ghetto».